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Le rubriche

I film e gli spettacoli

Hill of vision
Guardando "Hill of vision" è importante tenere presente l'avvertimento che compare sullo schermo all'inizio del film: "basato sui ricordi di Mario Capecchi". In questo modo sono più comprensibili e logiche certe forzature che il regista impone al suo film, dalla quasi caricaturale figura del padre all'aura eroica dei giorni in cui Mario, durante la guerra, vive per strada praticamente abbandonato.
Fatta questa premessa, "Hill of vision" racconta la vita di Mario Capecchi, figlio di Lucy Ramberg (Laura Haddock), un'americana antifascista e di un italiano, Luciano Capecchi (
Francesco Montanari), uomo tutto di un pezzo come prescritto dalla retorica dell'epoca. Separati durante la guerra (la madre viene arrestata mentre il padre va in guerra e si forma un'altra famiglia), periodo in cui Mario vive per strada arrangiandosi come può e a un certo punto viene accolto in un orfanotrofio, alla fine si ricongiunge quasi miracolosamente con la madre che lo porta in America, a vivere presso il fratello di lei in una comunità di quaccheri chiamata appunto "Hill of vision".
Purtroppo i traumi della guerra hanno influito pesantemente sulla psiche di Lucy, la madre, ma per fortuna Mario cresce con gli zii che gli dedicano grande attenzione e amore. Seguendo le orme dello zio, anzi, Mario a poco a poco riesce a controllare il proprio difficile carattere e si mette a studiare arrivando nel 2007 ad ottenere il premio Nobel per la Medicina proprio grazie ai suoi studi sulla genetica molecolare, attualmente rivolti allo studio delle componenti genetiche dell’ansia.
Interessante e scorrevole, un film che tutto sommato fa sperare e lancia una luce positiva sul futuro, perché ognuno grazie all'amore e alla sua forza di volontà può uscire dalle tenebre.
Con la regia di Roberto Faenza e distribuito da Altre Storie, il film è nelle sale italiane dal 16 giugno.

Jurassic World - Il Dominio
Se qualcuno aveva dei dubbi sul fatto che manipolare il DNA a volte può essere rischioso per l'umanità, Jurassic World – Il Dominio si impegna per ribadire il concetto.
Trascorsi alcuni anni dall'ultima avventura, in cui Isla Nubar è stata distrutta dal vulcano, l'umanità convive, a quanto pare ormai stabilmente, con i dinosauri che hanno invaso il mondo, dal mare, al cielo alla terraferma. Ma non basta: in questo mondo in equilibrio tutto sommato abbastanza precario, un giorno compaiono le cavallette giganti, distruttrici e terrificanti che però, curiosamente, non entrano nei campi dove sono state utilizzate le sementi della Biosyn, ed è a questo punto che la storia si divide nettamente in due filoni (ognuno legato ai due film precedenti della saga), che però alla fine convergeranno. Da una parte la Biosyn, una multinazionale gestita da Lewis Dodgson (Campbell Scott), un personaggio apparso l'ultima volta in Jurassic Parkdel 1993, che ufficialmente porta nei propri stabilimenti sulle Dolomiti dinosauri da tutto il mondo per studiarli e utilizzare le loro caratteristiche genetiche per migliorare il mondo, dall’altro Owen Grady (Chris Pratt), Claire Dearing (Bryce Dallas Howard) e Maisie Lockwood (Isabella Sermon), che vive con i genitori adottivi in mezzo alle montagne, e non solo è stata clonata dalla madre, ma il cui DNA è stato modificato sempre dalla madre per eliminare una malattia genetica. I personaggi “umani” vedono tra le loro fila anche la dottoressa Ellie Sattler (Laura Dern), il dottor Ian Malcolm (Jeff Goldblum) e il dottor Alan Grant (Sam Neill), da Jurassic Park, affiancati da Kayla Watts (De Wanda Wise), una donna dal carattere deciso e forte, che contribuisce in modo fattivo a salvare molte situazioni.
Tra mille peripezie, dinosauri giganti e buone o cattive intenzioni (ben 27 i dinosauri singoli, 10 dei quali mai comparsi nei film precedenti), si giunge alla riunificazione dei due filoni, quando i protagonisti si incontrano per salvare il mondo poiché, come viene ribadito in un finale forse fin troppo didascalico, l'unica speranza per il futuro è nella convivenza pacifica tra tutte le specie, uomini e dinosauri…
Con la regia di Colin Trevorrow e distribuito da Universal Film, Jurassic Park - Il dominio conclude la trilogia e sarà nelle sale italiane a partire dal 2 giugno.

Gli Stati Uniti contro Billie Holiday
Ci sono film che non possono e non devono lasciare indifferenti. Dopo aver visto ”Gli Stati Uniti contro Billie Holiday” ci si chiede come sia possibile che una nazione che si proclama progressista possa avere tanti lati oscuri.
La drammatica vicenda alla base del film è quella della cantante Billie Holiday, fragile ma sensibilissima, dalla voce splendida, icona della musica jazz degli anni 40. Ufficialmente, Harry J. Anslinger, un agente del FBN (Federal Bureau of Narcotics) noto per essere razzista anche per gli standard dell'epoca, la prese come capro espiatorio in una battaglia contro la droga ma la sensazione è che dietro ci fosse molto di più: Billy, infatti, con la sua canzone Strange Fruit aveva apertamente denunciato la barbarie del linciaggio dei neri (che, per inciso, è diventato reato federale solo il 30 marzo di quest’anno!).
La sua vita viene ripercorsa, inframmezzata dalle sue più famose canzoni interpretate da Andra Day (non per niente candidata per questo film ai Grammy Awards per questo film) fino alla morte avvenuta a soli 44 anni per un'epatite quando, come recita la didascalia al termine del film, venne arrestata in punto di morte.
Un film da vedere, per riflettere su quanto il potere possa esercitarsi ciecamente diventando Potere con la P maiuscola e su come sia forse doveroso da parte di tutti opporvisi con tutti i mezzi possibili, compresa la musica.
Scritto dal premio Pulitzer Suzan Lori Park, con la regia di Lee Daniels e distribuito da Bim, “Gli Stati Uniti contro Billie Holiday” sarà nelle sale a partire dal 5 maggio.

Koza Nostra
Qualcuno ha detto una volta “Una risata vi seppellirà”: potrebbe essere uno slogan ben adattabile a questo film che vede la Mafia e tutto ciò che vi ruota intorno in modo divertente e decisamente spiazzante.
La vicenda parte da lontano: addirittura dall'Ucraina dove vive Vlada Koza, in un piccolo paesino. Decisamente non è esattamente quella che si potrebbe definire una donna timida e riservata, anzi, è invadente e a modo suo anche prepotente. Tanto che quando la figlia che vive in un piccolo paese siciliano insieme al marito ha un figlio, decide di vendere tutto e, inaspettata ospite, piomba in casa sua. Vlada è animata dalle migliori intenzioni ma spesso le buone intenzioni non sono tutto… E così, per i soliti imprevisti della vita, la sua strada si incrocia con quella di Fredo Laganà, temuto boss della malavita appena rilasciato dal carcere e con quella dei suoi figli: un maschio tutto muscoli e poco cervello, un altro tutto cervello e pochi muscoli e una figlia che, contrariamente alla tradizione, ha preso tutte le migliori caratteristiche dei fratelli, decisa, forte e intelligente e senza nessuna intenzione di essere relegata in cucina.
Come nelle migliori commedie degli equivoci, la convivenza tra la famiglia mafiosa e l'ucraina che riesce ad imporsi e a rendere indispensabile la sua presenza, è piena di imprevisti e di situazioni che potrebbero essere tragiche ma sono alla fine divertenti e la conclusione non proprio scontata è all'altezza dell'imprevedibilità di tutta questa assurda congerie di personaggi.
Vero film corale, anche per la composizione del cast, con la regia del napoletano Giovanni Dota, “Koza Nostra” vede come protagonisti l'ucraina Irma Vitovska nei panni di Vlada e Giovanni Calcagno in quelli dell'improbabile boss Fredo.
Distribuito da Adler Entertainment, sarà nelle sale italiane dal 5 maggio.

Dowton Abbey 2 – Una Nuova era
Si conclude degnamente, con questo film, la bellissima e lunga saga della famiglia Crawley. Tutte le tessere del puzzle si compongono e completano il quadro di questa vicenda che ci ha appassionato nel corso degli anni (iniziato nel 2010, infatti, ha visto l’ultima stagione nel 2015).
Umorismo, ma anche un poco di malinconia, e la faticosa apertura verso un mondo esterno, con tanto di trasferta all'estero, ci portano verso gli anni ‘30, verso un mondo più nuovo ma che non può e soprattutto non vuole dimenticare le grandi tradizioni del passato. La modernità fa irruzione nella grande dimora, con l’arrivo addirittura non solo del mondo del cinema, ma addirittura del cinema sonoro, un ulteriore passo verso una nuova era.
Se il precedente film era stato forse accolto con qualche perplessità dagli appassionati, questo non potrà certo deluderli.
Protagonisti sono sempre Hugh Bonneville nei panni di Robert Crawley e Elizabeth McGovern (la moglie Cora), la figlia Mary (Michelle Dockery) e naturalmente Maggie Smith (Lady Violet) che come al solito domina la scena con la sua grande personalità, ma sono presenti anche tutti gli altri personaggi più o meno di contorno che abbiamo amato nel corso della saga, a volte sotto luci e con capacità inaspettate che non potranno comunque che rendere ancora più completo il grande affresco inglese.
Con la regia di Simon Curtis e distribuito da Universal, “Dowton Abbey 2 – Una Nuova era” sarà nelle sale italiane a partire dal 28 Aprile.