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Le rubriche

Le mostre

Kim SeungHwan: Organism & Eternality
Milano - Studio Museo Francesco Messina - Via San Sisto 6
Fino al 11 luglio 2021

Kim SeungHwan, scultore e disegner coreano, presenta la sua prima grande mostra personale Organism & Eternality, a cura di Martina Corgnati, in quel poetico spazio che è lo Studio Museo Francesco Messina a Milano.
La mostra vuole essere un dialogo ideale tra passato e futuro tra le opere di due grandi artisti dal linguaggio completamente differente, ma entrambi in grado di sublimare l’eterna spiritualità dell’arte.
I lavori avveniristici di Kim SeungHwan (1962), formatosi tra la Corea e l’Italia, si accostano ai bronzi, alle cere e alle terracotte dello scultore siciliano custodite nel museo.
Le quindici sculture in acciaio della serie Organism di medie e grandi dimensioni e dalle superfici specchianti, per la loro dinamica fluidità e metamorfosi rispetto all’osservatore vivono come onde che si propagano armoniosamente nello spazio.
Per la serie Eternality le dieci teste e mezzibusti di piccole dimensioni modellati in terracotta e con i dettagli del viso appena accennati mostrano tutta la carica emotiva della materia in parte ancora grezza. Sono oggetti che evocano presenze tribali dell’Africa nera o forme intimamente naturalistiche che evocano il mistero dell’eternità insito da sempre nella natura umana.
Oggi le opere dello scultore coreano si trovano in collezioni private di tutto il modo e in spazi pubblici.
L’attuale esposizione fa parte de “La Bella Estate”, palinsesto culturale estivo promosso dal Comune di Milano che fino al 21 settembre propone  alla città un ricco calendario di iniziative artistiche, culturali, sportive.
Programma in aggiornamento su: yesmilano.it/labellaestate.
(G.T.V.)          

Dante. Gli occhi e la mente. Le arti al tempo dell’esilio
Ravenna - Chiesa di San Romualdo - Via Baccarini 7
Fino al 4 luglio 2021

La mostra in corso a Ravenna, organizzata da Comune di Ravenna, Assessorato alla Cultura Mar, Museo d’Arte della città di Ravenna, vuole essere un completamento e un proseguo della mostra presente a Forlì.
Focus di questa rassegna è il personaggio di Dante visto nel suo peregrinare negli anni dell’esilio, iniziato nel 1302, e nel suo essere venuto a contatto nelle varie corti e nelle città con opere di pittura, scultura o miniatura dei grandi artisti del suo tempo, che hanno ispirato le numerose suggestioni figurative che costellano la sua opera.
Già a Firenze, sua città natale, Dante era stato particolarmente attratto dalle opere di Cimabue – di cui è presente in mostra La Madonna di Castelfiorentino - e del giovane allievo Giotto che avrà poi modo di ammirare anche a Padova, nel 1304, nella decorazione della Cappella degli Scrovegni. Tale pittura così innovativa colpì così profondamente il pensiero di Dante da esprimerlo nei versi “...ora ha Giotto il grido.”
Quando Dante inizia il suo peregrinare, causato principalmente dall’odiato Papa Bonifacio VIII – di cui è presente in mostra il calco della scultura del personaggio realizzata da Arnolfo di Cambio – si reca inizialmente a Forlì presso gli Ordelaffi, e poi a Verona nel 1303/04 e  successivamente 1313-1318, sotto la protezione di Cangrande della Scala.
A testimonianza di tali periodi sono mostrati tessuti preziosi, oreficerie, sculture del cosiddetto Maestro di Sant’Anastasia.
Tra il 1304-1306 il Poeta va a Padova e Bologna e a segnare questa tappa ci sono alcuni manoscritti miniati di scuola bolognese del tardo Duecento e del primo Trecento. Bologna allora deteneva il primato nell’arte delle miniature in competizione con Parigi e Dante ricorda nell’XI canto del Purgatorio il miniatore Oderisi da Gubbio superato da Franco Bolognese.
Nel suo passaggio da Lucca Dante ebbe modo di vedere le opere eseguite per la Cattedrale da Nicola Pisano, di cui è presente in mostra il calco della lunetta con La Deposizione dalla Croce. Nel Duomo di Pisa molto probabilmente Dante presenziò alla cerimonia funebre in onore dell’Imperatore Arrigo VII morto prematuramente il 24 agosto 1313 e qui poté ammirare i capolavori di Nicola e Giovanni Pisano, di cui sono presenti in mostra alcune opere unitamente a quelle di Arnolfo di Cambio.
Nel 1319 Dante giunge a Ravenna alla corte di Guido Novello da Polenta signore desideroso di promuovere la cultura di corte. Lavorano in città in quel periodo Giovanni e Giuliano da Rimini, intento quest’ultimo nella decorazione della cappella della Chiesa di San Domenico, e Pietro da Rimini di cui rimangono numerose testimonianze.
A chiusura della mostra vengono presentate anche alcune opere legate  alla cultura decorativa veneziana a voler documentare l’ultima missione diplomatica svolta da Dante nella città lagunare per conto del signore da Polenta, missione che gli fu fatale perché in seguito a tale viaggio si ammalò gravemente fino a morire il 14 settembre 1321.
Orari visite: ore 10-19 da martedì a domenica. www.mar.ra.it
(GTV)

Dante. La visione dell’arte
Forlì - Musei San Domenico
Fino al 11 luglio 2021

I Musei di San Domenico, nell’anno in cui viene commemorata la figura di Dante, presenta in onore del sommo poeta un percorso espositivo vastissimo che si espande nell’arco temporale che va dal Duecento al Novecento. Obiettivo è quello di voler presentare la grande influenza che nel corso dei secoli ebbe il capolavoro dantesco attraverso le molteplici traduzioni figurative interpretate e riproposte dai più grandi artisti italiani e stranieri.
In una splendida carrellata che va dal Medioevo all’età contemporanea sono presentate oltre trecento opere che comprendono dipinti, sculture, disegni, illustrazioni e manoscritti.
Tra i contemporanei del Poeta ci sono dipinti di Cimabue (San Francesco d’Assisi), Giotto (San Francesco), Beato Angelico, nel Cinquecento ci sono opere di Michelangelo (Pietà) e Tintoretto (Il Paradiso), successivamente di Andrea del Castagno, uno dei primissimi autori di una  raffigurazione del ritratto di Dante, e poi seguono il Canova, i Preraffaelliti, i Macchiaioli fino al Novecento con Felice Casorati, Carlo Fontana (Farinata degli Uberti), Pablo Picasso.
L’esposizione è organizzata dalla Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì e dalle Gallerie degli Uffizi.
Per informazioni: mostre@fondazionecariforli.it
(G.T.V.)

Amedeo Modigliani - Opere dal Museo di Grenoble.
Mamiano di Traversetolo - Parma
Fino al 18 luglio 2021

Provenienti dal Museo di Grenoble sono presenti in mostra sei lavori di Modigliani che offrono l’occasione di analizzare il rapporto fra disegno e pittura nell’opera dell’artista.
Amedeo Modigliani (Livorno 1884-Parigi 1920) genio dalla vita breve, drammaticamente intensa e sregolata ma artisticamente compiuta, dopo una prima formazione a Firenze e a Venezia si trasferì a Parigi ove venne a contatto con i grandi artisti dell’avanguardia internazionale.
Nelle sue opere, e in particolare negli originalissimi ritratti, attraverso la purezza della linea, si coglie l’essenzialità stilistica della tradizione trecentesca e quattrocentesca senese unita all’influenza di Paul Cézanne e delle maschere africane.
In mostra, accanto al dipinto “Femme au col blanc” (1917) che raffigura la modella preferita Lunia Czechowska, moglie di Léopold Zborowski, mercante d’arte e mecenate dell’artista, ci sono cinque ritratti a matita di personaggi ben noti nella capitale francese  negli anni Dieci.
In questo dipinto in particolare, ma anche nei vari ritratti femminili, Modigliani esprime tutta la sua sensibilità artistica attraverso i tratti delicati, i colli affusolati ed eleganti che richiamano altri grandi artisti del passato, tra cui il Parmigianino, con la sua Madonna dal collo lungo dipinta a Parma tra il 1534 e il 1540.
Come nei dipinti, anche nei disegni Modigliani grazie ad un tratto volumetrico e contemporaneamente bidimensionale riesce a cogliere e a catturare la psicologia degli effigiati.
In mostra, per offrire un’ampia visione della scena artistica del tempo, sono accostati ai lavori di Modigliani, oltre a maschere tribali della Costa d’Avorio, anche capolavori di artisti francesi a lui contemporanei e appartenenti alle raccolte della fondazione Magnani-Rocca tra cui Cézanne, Renoir, Monet, Matisse, Braque, e l’italiano Severini presente in quel periodo a Parigi. Catalogo: Silvana Editoriale
Per le modalità di visita in sicurezza: www.magnanirocca.it
(GTV)   

Le Signore dell’Arte
Storie di donne tra ‘500 e ‘600
Dal 27 aprile al 25 luglio 2021
Milano, Palazzo Reale

Finalmente, dopo un lungo periodo di chiusure, causa covid, sembra possibile poter visitare di persona questa interessante mostra dedicata a Le Signore dell’Arte che permette di valorizzare e scoprire le pittrici italiane del XVI e XVII secolo.
Nei secoli passati le donne, per lo più lasciate nell’ombra, potevano al massimo essere ispiratrici di testi poetici, ma il primato nelle arti è sempre stato riservato al mondo maschile.
Non mancano però nel corso della storia alcuni esempi di donne che, sia pure con grande fatica, sono riuscite ad emergere.
Nel caso delle 34 pittrici presenti in  mostra c’è da riconoscere che in parte sono state aiutate dal fatto di essere figlie o mogli o sorelle di pittori ben noti al tempo, o in alcuni casi legate al mondo religioso.
Tra loro alcune hanno raggiunto una importante notorietà, come Sofonisba Anguissola, Artemisia Gentilaschi, Lavinia Fontana, Elisabetta Sirani, Fede Galizia, Giovanna Garzoni, altre sono rimaste meno conosciute, ma in tutte si coglie la consapevolezza del proprio ruolo di artiste nell’espressione di profonda sensibilità e forza d’animo sia nella raffigurazione di ritratti, scene famigliari o religiose, che in composizioni mitologiche o di fiori e frutti.
In mostra sono presenti oltre 130 opere provenienti dai più prestigiosi musei italiani ed europei, e alcune sono qui esposte per la prima volta.
Tra queste vi è la Pala della Madonna dell’Itria che Sofonisba Anguissola realizzò in Sicilia a Paternò nel 1578. Mai uscita dall’isola prima d’ora, la pala è stata restaurata in occasione dell’attuale evento. Sofonisba con quest’opera volle ricordare il marito, il nobile siciliano Fabrizio Moncada, sposato nel 1573 con il consenso di Filippo II e morto dopo soli 5 anni nel 1578 durante un assalto di pirati algerini. Prima di rientrare a Cremona, Sofonisba donò il quadro ai conventuali della Chiesa di San Francesco. Nel dipinto il volto della Madonna è un autoritratto dell’artista, mentre sullo sfondo, nel paesaggio marino sono evocati realisticamente gli ultimi istanti della vita dell’amato Fabrizio. Si vedono due navi, una con le vele spiegate si allontana, l’altra con le vele ammainate ha calato una scialuppa con alcuni uomini. Tra questi vi era Don Fabrizio Moncada che annegò nel tentativo di raggiungere a nuoto la costa.
Altra opera mai esposta è la intensa Maria Maddalena di Artemisia Gentileschi, legata al periodo napoletano (1630-1631). L’opera che fa parte della collezione Sursock, una delle famiglie più aristocratiche del Libano, fu seriamente danneggiata durante l’esplosione al porto di Beirut il 4 agosto 2020, ed è qui presente in attesa di essere sottoposta a restauro.
La mostra è promossa dal Comune di Milano e realizzata da Palazzo Reale e Arthemisia con il sostegno di Fondazione Bracco.
Catalogo Skira.  www.palazzoreale.it
(GTV)