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Le rubriche

I film e gli spettacoli

Mirai
Nessun uomo è un’isola nel vuoto, ma, come scopre il piccolo Kun all’arrivo a casa della sorellina Mirai, ognuno è collegato da una fitta rete di legami al suo passato e al suo futuro.
Nel delicatissimo e poetico film di animazione giapponese di Mamoru Hosoda, infatti, dopo un primo momento di curiosità, come spesso accade Kun si sente messo da parte a favore della nuova arrivata, il cui nome giapponese significa proprio “Futuro”.
In preda alla gelosia, cerca conforto nel giardino di casa, anch’esso collocato tra la stanza dei giochi (il passato) e la casa vera e propria (il futuro). E lì, come per incanto le pareti scompaiono per lasciare spazio a mille avventure, vissute con personaggi che a poco a poco impara a riconoscere: il bisnonno, la mamma da piccola, la sorellina quando sarà grande… E attraverso queste avventure anche Kun impara ad affrontare il mondo, a superare il suo senso di smarrimento e ad avvicinarsi, a poco a poco, non solo alla sorellina ma anche al resto della famiglia e, in un certo senso, a diventare grande.
Distribuito da Nexo Digital, “Mirai” sarà nelle sale italiane (elenco su www.nexodgital.it) solo fino al 17 ottobre.

Il verdetto
Ci sono decisioni, nella vita, difficili da prendere quando riguardano sé stessi. Quando riguardano altri, poi, la cosa può essere addirittura sconvolgente.
È il caso di Fiona Maye (una fantastica Emma Thompson), una giudice inglese che si occupa di diritto dei minori, con tale coinvolgimento emotivo da rischiare addirittura di distruggere il suo matrimonio con Jack (Stanley Tucci). E se il “Codice dei minori” inglese, che dispone che "Quando una corte formula una delibera in merito all’educazione e allo sviluppo di un minore, il benessere del minore stesso deve essere considerato come prevalente e prioritario” può aiutarla nel decidere su un difficile caso di gemelli siamesi la cui separazione comporta quasi certamente la morte di uno dei due bambini, ben diversa è la situazione quando le viene sottoposto il caso di Adam (un giovane ma bravissimo Fionn Whitehead). Il ragazzo, infatti, a poche settimane dalla maggiore età, è colpito da una grave leucemia e per salvarlo deve essere sottoposto a una trasfusione di sangue. Adam, però, figlio di due Testimoni di Geova, rifiuta la trasfusione.
In modo irrituale, Fiona decide di recarsi in ospedale e parlare con Adam per capire le sue ragioni: nasce così, tra i due, una profonda intesa, grazie alla quale il ragazzo sembra accettare il verdetto che lo obbliga alla trasfusione e lo salva.
La vittoria, però, è solo temporanea: quando Adam, infatti, morbosamente attratto da Fiona, viene respinto, ha una nuova ricaduta nella malattia e, ormai maggiorenne, rifiuta di sottoporsi alla trasfusione, restando fedele ai propri principi religiosi. Fiona non può che accettare questa dolorosa decisione, che la aiuta, però, ad abbandonare l’apparente rigidità dietro cui nascondeva tutta la propria umanità, ritrovando anche il profondo rapporto con il marito.
Tratto dal romanzo di Ian McEwan “La ballata di Adam Henry” con la regia di Richard Eyre e distribuito da Bim Distribuzione, “Il verdetto” sarà nelle sale a partire dal 18 ottobre.

L’uomo che uccise don Chisciotte
Ma si può davvero uccidere Don Chisciotte? O forse il personaggio di Cervantes è dentro ognuno di noi, tutte le volte in cui cerchiamo di perorare cause impossibili, e quindi nessuno può ucciderlo veramente, perché sarebbe un’impresa folle e quindi dovrebbe uccidere anche sé stesso…
“L’uomo che uccise don Chisciotte” è un film visionario, che mescola sogno e realtà, presente e passato, in modo inestricabile ma affascinante, con bellissime scenografie e costumi.
Il regista Terry Gilliam ci racconta il percorso attraverso cui Toby, regista pubblicitario, abbandona il set per recarsi in un piccolo villaggio in cui, vent’anni prima, aveva girato un film proprio su don Chisciotte, utilizzando come attori gli abitanti del villaggio.
Quello che vorrebbe essere solo un innocente tuffo nel passato, però, si dimostra un incubo: le tracce del suo passaggio, infatti, hanno notevolmente influito sulla vita di alcuni dei suoi personaggi, trasformandola profondamente. E proprio seguendo il vecchio ciabattino che, impazzito, crede di essere don Chisciotte e vede in lui il suo Sancho Panza, Toby affronta le avventure più incredibili e visionarie, cercando di salvare la “sua” Dulcinea.
Gilliam ha impiegato oltre vent’anni per riuscire a realizzare il suo film, e questo lungo lavoro ha arricchito ancora idi più la visionarietà di questa pellicola che vede Adam Driver nei panni di Toby, uno splendido Jonathan Pryce in quelli di Don Chisciotte e una ambivalente Joana Riebeiro in quello di Angelica-Dulcinea.
Distribuito da M2Pictures, “L’uomo che uccise don Chisciotte” sarà nelle sale a partire dal 27 settembre.

L’albero dei frutti selvatici
Quanto tempo ci vuole per raccontare non solo una solitudine ma anche lo stretto rapporto che lega un padre e un figlio, anche se loro non se ne rendono conto per un lungo tratto di vita?
Per il regista turco Nuri Bilge Ceylan più di tre ore, ne “L’albero dei frutti selvatici”, che vede protagonisti Sinan (Aydin Dogu Demirkol) e il padre Idris (Murat Cemcir), un insegnante con la passione del gioco, che nessuno rispetta e il cui sogno è vivere ancora più isolato di quanto già non sia, allevando pecore e cercando di scavare un pozzo per trovare l’acqua nonostante la diffidenza dei vicini.
Quando Sinan torna a casa, dopo essersi laureato, ha un solo obbiettivo, riuscire a pubblicare il suo romanzo autobiografico. Nessuno, però, vuole fornirgli il denaro necessario, e lo scontro con il padre e con gli altri membri del villaggio, che non fanno che ricordargli i crediti che vantano nei confronti di Idris, è inevitabile. Il giovane arriva perfino a vendere il cane cui il padre è affezionatissimo, pur di raccogliere il denaro con cui finalmente riuscire a pubblicare il suo libro.
Con sua grande delusione, però, una volta pubblicato il libro resta invenduto ed ecco che il giovane, amareggiato, riscopre il padre, unico lettore del suo romanzo, e proprio come il pero selvatico che dà il titolo al suo libro è brutto ma estremamente resistente, anche lui segue le orme paterne, inseguendo un sogno che lo porterà ad isolarsi dal mondo, resistendo ad ogni avversità.
Nonostante alcune scene decisamente troppo lunghe, la storia è universale e può toccare il cuore e la mente di ogni spettatore.
Distribuito da Parthenos, “L’albero dei frutti selvatici” sarà nelle sale a partire dal 27 settembre.

Un affare di famiglia
Non sempre accade, ma per una volta la Palma d’Oro di Cannes è andata veramente ad un bellissimo film, “Affari di famiglia”, del regista giapponese Kore-eda Hirokazu.
Numerosi i temi intorno a cui si svolge il film: quello che comunque emerge a poco a poco è che spesso non è il legame di sangue quello che unisce tra loro le persone e fa di loro una famiglia, ma è ben altro. Possono essere gli interessi economici, può essere il bisogno di maternità, può essere la complicità nel praticare piccoli furti per sopravvivere.
Nella casa della famiglia Shibata, infatti, convivono una vecchia nonna, la nipote, una coppia di marito e moglie e un ragazzino. A poco a poco emergono i curiosi legami che li uniscono e che li portano ad accogliere tra loro una bambina di cinque anni, Juri, apparentemente maltrattata e in parte abbandonata dalla famiglia. Nessuno si pone il problema di riportare a casa sua la bambina, anzi a poco a poco la integrano, le cambiano il nome, le insegnano i piccoli trucchi per commettere i furti: del resto, come dice la moglie di Osamu, “la merce ancora nei negozi non è di nessuno” e con la stessa logica, parrebbe, è giusto dare amore ad una bambina che non ne ha, perché è come se non fosse di nessuno.
Una grande poesia, una delicatezza di tocco che ci fanno assistere e partecipare alla vicenda, fino alla presa di coscienza del ragazzino, che da una parte decide di liberarsi da questo mondo di sotterfugi e dall’altra, quando finalmente emergono le scomode verità e tutto sembra disgregarsi, riconosce l’importanza dell’amore familiare ricevuto.
“Un affare di famiglia”, distribuito da Bim Distribuzione, sarà nelle sale a partire dal 13 settembre.

New York Academy – Free Dance
Una commedia romantica, che farà felici gli appassionati di danza contemporanea.
Con lo sfondo di una magnifica colonna sonora, che vede anche l’utilizzo del piano preparato, in Free Dance un giovane ma acclamato coreografo, Zander Raines , per una serie di coincidenze sceglie per il suo spettacolo una sconosciuta ma bravissima ballerina, Barlow e un altrettanto sconosciuto ma altrettanto bravissimo pianista, Charlie.
La preparazione dello spettacolo, nonostante i capricci della ballerina di fama che dovrebbe attirare gli spettatori, procede fino al trionfale finale, tra volteggi e colpi di scena che coinvolgono un cast di ottimi ballerini internazionali, professionisti che fondono vari stili di danza con grande capacità tecnica.
“New York Academy – Free Dance”, che vede come protagonisti Thomas Doherty nel ruolo di Zandler, Juliet Doherty in quello di Barrow e Harry Jarvis in quello di Charlie, diretto da Michael Damian e distribuito da Videa, sarà nelle sale a partire dal 13 settembre.