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Le rubriche

I film e gli spettacoli

Edison – L’uomo che illuminò il mondo
Scherzando, si potrebbe dire che “Edison – L’uomo che illuminò il mondo” fa luce su uno dei più grandi ma sconosciuti scontri di menti creative del diciannovesimo secolo, quello tra Thomas Edison (interpretato da Benedict Cumberbatch) e George Westinghouse (Michael Shannon), che ha portato alla scelta dello standard mondiale della Corrente Alternata, tuttora utilizzata in ogni campo, rispetto alla Corrente Continua inventata da Edison.
Lo scontro tra i due fu davvero senza quartiere, con scorrettezze e colpi di scena da entrambe le parti: Edison sosteneva infatti che la Corrente Alternata fosse pericolosa e potesse causare la morte (e questo è purtroppo ancora oggi un triste dato di fatto), Westinghouse che la Corrente Continua fosse troppo debole ed economicamente insostenibile (ancora oggi la si utilizza praticamente solo per le batterie).
Alla fine, il vincitore fu Westinghouse, che riuscì ad aggiudicarsi l’illuminazione dei padiglioni in occasione dell’Esposizione Mondiale di Chicago nel 1893 e ad imporre al mondo la Corrente Alternata.
Anche se il film pare metterli abbastanza sullo stesso piano, è però indubbio che, ad oggi, il nome di Edison sia molto più noto di quello di Westinghouse, tanto che a quest’ultimo, nel 1911, venne assegnato dall’American Institute of Electrical Engineers la Edison Medal, vale a dire il premio Edison…
Con la regia di Alfonso Gomez-Rejon, Edison – L’uomo che illuminò il mondo sarà nelle sale a partire dal 18 luglio.

Serenity – L’isola dell’inganno
Parafrasando il proverbio, “non è tutto oro quello che luccica” potremmo dire che non è tutto vero quello che sembra vero. A volte è possibile con la fantasia costruire un mondo che giustifichi le nostre azioni, specie se non sono buone azioni ma, in un certo senso, sono necessarie.
“Serenity” è la barca da pesca con cui, in una bellissima isola tropicale, Baker Dill (Matthew McConaughey) si guadagna da vivere portando ricchi turisti a fare pesca da altura. O, meglio, porterebbe se non fosse ossessionato (ricordate il “Vecchio e il mare” di Hemingway?) da un grosso tonno cui dà la caccia da molto tempo, senza riuscire a catturarlo.
Un giorno, però, gli si ripresenta la ex moglie, Karen (Anne Hathaway), che gli chiede di portare a pesca l’attuale marito, violento e sadico, e di ucciderlo, per salvare lei e soprattutto il loro figlio, Patrick. Baker è combattuto, tra l’orrore per un’azione che non vuole commettere e l’amore mai spento per Karen e Patrick. Ma ha possibilità di scelta o tutto è determinato al di fuori di lui, e lui può solo seguire un destino predeterminato? Il regista e sceneggiatore Steven Knight ci pone la domanda e, come nei migliori thriller, ci porta ad una imprevedibile risposta.
Distribuito da Lucky Red, “Serenity – L’isola dell’inganno” sarà nelle sale a partire dal 18 luglio.

Birba Micio combinaguai
Un cartone animato per i più piccoli, con un risvolto, però, che interessa anche i più grandi: è bello scoprire il mondo, ma in fondo il posto migliore in cui stare è sempre casa!
Il pigro gatto Oscar ha trascorso la vita nell’appartamento di un grattacielo, accudito amorevolmente dalla padrona, insieme al figlio Birba. Il piccolo, come tutti i piccoli, è curioso, vorrebbe scoprire il mondo e, soprattutto, ritrovare la mamma che, come gli dice sempre Oscar, è andata lontano, a Miciolandia, un posto meraviglioso dove tutti i gatti vorrebbero vivere.
La tranquillità della vita quotidiana è interrotta, però, dall’arrivo di una pestifera pappagalla, che scatena la voglia di avventura di Birba. E così, inizia l’avventura, attraverso mille pericoli che vengono superati, però, dall’unione di tutti gli animali contro il Male causato dall’uomo.
Con la regia di Gary Wang, distribuito da Notorius Pictures, “Birba Micio combinaguai” sarà nelle sale a partire dal 18 luglio.

Ti presento Patrick
Una divertente commedia per tutta la famiglia che ribadisce un vecchio concetto: se siete soli e avete difficoltà con l’altro sesso, niente di meglio di un cane, possibilmente dall’aria simpatica e dagli occhi grandi e teneri… E ben lo sapeva la nonna di Sarah quando le ha lasciato in eredità la sua cosa più cara, ovvero il viziatissimo carlino Patrick.
Ovviamente la ragazza, reduce dall’ennesima delusione sentimentale, all’inizio è quanto meno sulle difensive, ma a poco a poco si affeziona alla bestiola e, come “effetto collaterale”, si apre al mondo e alle nuove esperienze, imparando a combattere con i propri limiti, non solo fisici. Inevitabile il lieto fine, cui si giunge però con qualche piccola lezione di vita: non solo l’apparenza spesso inganna e bisogna essere capace di guardare oltre per trovare l’essenza delle cose, ma è fondamentale mettersi in gioco per ottenere risultati inaspettati.
Con la regia di Mandie Fletcher, Beattie Edmondson nei panni di Sarah Francis, Tom Bennet in quelli di Ben, il carlino Harley in quelli di Patrick (ovviamente affiancato da altri due carlini, Lui e Roxy, perché ognuno ha le sue “caratteristiche” per un ruolo così importante), “Ti presento Patrick” distribuito da Notorious sarà nelle sale italiane a partire dal 4 luglio.

Rapina a Stoccolma
A volte si dice che la realtà supera la fantasia, e ci sono davvero situazioni in cui ciò è talmente vero da sembrare impossibile o da diventare un “esempio” per altre situazione similari. È il caso della famosa “Sindrome di Stoccolma”, spesso invocata ma di cui pochissimi sanno le origini.
È il 1973 quando, nella realtà, Jan-Erik Olsson prende in ostaggio sei impiegati della Sveriges Kreditbank di Stoccolma per ottenere la liberazione del fraterno amico Clark Olofsson. Gli otto resteranno ben sei giorni nella banca, poiché il primo ministro Pallme si rifiuta di far allontanare i rapitori insieme ai loro ostaggi.
In questi sei giorni (che in “Rapina a Stoccolma” si riducono a tre, così come solo tre sono gli ostaggi) si instaura un curioso rapporto tra vittime e carnefici, tanto che quando finalmente uscirono dalla banca gli ostaggi fecero di tutto per salvare i loro sequestratori.
Il regista Robert Budreau pone l’accento sulla crescita di questo rapporto, soprattutto tra Jan (interpretato da un istrionico e bizzarro Ethan Hawke con il nome di Lars, un rapitore forse più pieno di umanità di tanti altri personaggi più legati alla “ragion di stato”) e Bianca (l’attrice svedese Noomi Rapace che lentamente passa da rigida e composta impiegata bancaria a sostenitrice e forse anche amante di Lars), portando lo spettatore, tra battute e momenti di tensione, a chiedersi da che parte realmente stare, forse coinvolto in una propria, improbabile Sindrome di Stoccolma.
Distribuito da M2Pictures, “Rapina a Stoccolma“ sarà nelle sale a partire dal 20 giugno.

I Morti non muoiono – The Dead Dont’t Die
Paura degli zombies? Forse dovremmo, almeno un po’, visto che anche se non ce ne rendiamo conto forse ne siamo circondati: basta guardarsi intorno e osservare le persone che ci passano accanto, senza vederci perché hanno gli occhi fissi sui cellulari, o non ci ascoltano perché pensano alle scarpe all’ultima moda che vogliono comperarsi…
I morti viventi di “I morti non muoiono” sono visti dal regista, Jim Jarmusch, proprio come esseri che tornano alla vita solo per avere nuovamente quello che potrebbe essere stata la loro ossessione quando erano tra di noi. Con molte punte di umorismo e qualche vena di surrealtà, gli zombies invadono una piccola cittadina americana, tanto piccola che la stazione di polizia è presidiata solo da due uomini (Bill Murray e Adam Driver) e una donna (Tilda Swinton). Intorno a loro una popolazione pittoresca, dal fattore razzista Miller (Steve Buscemi) all’eremita Bob (Tom Waits).
Tutto parrebbe tranquillo, nella cittadina, quando un evento “esterno” la sconvolge: gli americani, infatti, con le loro ricerche petrolifere hanno spostato l’asse terrestre. E, sembra dirci il regista, anche un piccolo mutamento nella Natura porta a grandi mutamenti nella vita quotidiana, e a poco a poco i morti si risvegliano per riappropriarsi di quanto avevano voluto fortemente in vita. Momenti di grande umorismo, quindi (i primi due zombi vogliono solo Caffè!!!) ma anche un grande messaggio: non risvegliate gli istinti più profondi, le conseguenze potrebbero essere devastanti!
Distribuito da Universal, I Morti non muoiono sarà nelle sale italiane a partire dal 13 giugno.

American Animals
È inutile: non ci sono più veri professionisti! E quando ci si improvvisa in un lavoro che non si conosce, si finiscono solo per fare pasticci…
Un’ennesima dimostrazione viene da “American Animals”: quattro ragazzi che decidono di rubare un libro di grande valore illustrato con la fauna americana custodito nella biblioteca dell’università di Lexington, nel Kentucky.
Sembrano aver previsto tutto, ma alla fine non hanno preso in considerazione gli elementi più importanti (per esempio le vie di fuga…), e la loro avventura si conclude con ben sette anni di prigione.
Il regista, Bart Layton, con un interessante metodo cinematografico, fa procedere la storia in parallelo tra la finzione cinematografica, con quattro attori che interpretano i ragazzi, e i racconti dei ragazzi reali (si tratta infatti di una storia vera e i quattro ragazzi, ormai uomini, hanno scontato la loro pena e sono tornati in libertà) che ricostruiscono la vicenda o, meglio, quello che ricordano loro stessi della vicenda: anche il ricordo, infatti, può essere soggettivo, ed anche questo aspetto rende ancora più interessante questo film.
Distribuito da Teodora Film, “American Animals” è nelle sale a partire dal 6 giugno.

Red Joan
La strada per seguire le buone intenzioni è spesso impervia, difficilmente tutta bianca o tutta nera, quasi sempre piena di sfumature, di decisioni difficili da prendere… Quella seguita alla fine della Seconda Guerra Mondiale dall’inglese Melita Norwood (il vero nome di Joan Stanley, la protagonista di Red Joan) lascia ancora oggi spazio a molte discussioni su quale sia il confine tra giusto e ingiusto.
Scienziata lei stessa, faceva parte del gruppo inglese di scienziati che studiava la realizzazione della bomba atomica. Sconvolta dai devastanti risultati che la bomba aveva avuto a Hiroshima e Nagasaki, decise di unirsi a quello che venne chiamato “Cambridge Spy Ring” e passare i segreti sullo “stato dell’arte” dei progetti inglesi ai russi. La cosa venne alla luce solo nel 2.000, quando la donna aveva ormai superato gli ottant’anni.
Red Joan racconta la vicenda su due piani paralleli: da una parte il racconto dell’arresto e delle accuse a Joan, che vede protagonista una sempre bravissima e credibile Judy Dench, che riesce a dare al suo personaggio la debolezza della donna anziana ma nello stesso tempo la forza e la fierezza con cui difende le sue motivazioni; dall’altra una serie di flash back in cui una altrettanto brava Sophie Cookson impersona Joan giovane e rivive tutto il percorso e la sofferenza interiore che l’ha portata a tradire il suo paese. Ma, come dichiarerà Joan in un’appassionata difesa, non si trattò di tradimento ma di amore per il suo prossimo: se tutti avessero condiviso i segreti per la costruzione della bomba, nessuno avrebbe più avuto la supremazia e nessuno l’avrebbe più usata. E, in fondo, dopo settant’anni forse dobbiamo ringraziare il suo coraggio….
Con la regia di Trevor Nunn e distribuito da Vision Distribution e Cloud 9 Film, Red Joan sarà nelle sale a partire dal 9 maggio.