Facebook Twitter
Le rubriche

I film e gli spettacoli

Teatro Manzoni – Milano
Tempi Nuovi
Fino al 24 febbraio 2019
Scritto e diretto da Cristina Comencini
In scena ci sono quattro personaggi, un padre, una madre e due figli, un simpatico nucleo famigliare alle prese con i repentini e contrastanti cambiamenti della nostra epoca.
Il padre, Giuseppe, è uno storico che trascorre il suo tempo in una stanza praticamente tappezzata di libri e intento a scrivere saggi dai profondi contenuti. La madre, Sabina, è una giornalista che si sente moderna perchè segue un corso di aggiornamento sull’elettronica per imparare a dare una notizia in poche righe, come esige il giornale.
Il figlio Antonio vive sereno nell’atmosfera della sua epoca fatta di  telefonini e rapidi collegamenti e con ben poco interesse per gli aspetti culturali. Ricorre però al sapere del padre quando deve fare una ricerca sulla Resistenza. Clementina, la figlia maggiore, che i genitori credono fidanzata con Davide, nasconde una notizia che nell’immediato li sconvolgerà. Colpo di scena nel finale ad opera del padre.
La scabrosità dei temi si declina in una sequenza di battute che uniscono all’immediatezza dei contenuti tocchi di intelligente comicità che prendono il pubblico che risponde con frequenti e sinceri applausi.
Bravissimi gli interpreti. Maurizio Micheli è il padre, Iaia Forte la madre, Sara Lazzaro e Nicola Ravaioli i due giovani figli. (Gio Vis)

Un valzer tra gli scaffali
Come recitava una celebre pubblicità, “Un supermercato non è un’isola, persone oltre le cose”…
E infatti, nel supermercato della Germania dell’Est di “Un valzer tra gli scaffali” quello che conta sono i rapporti umani, intrecciati dal giovane Christian (Franz Rogowski), a poco a poco, con gli altri colleghi. Soprattutto Bruno e Marion.
Bruno, il suo referente, apparentemente burbero e solido, ma in fondo estremamente fragile, che lo incoraggia e gli insegna il mestiere. Marion, addetta ai dolciumi, che lo canzona ma nello stesso tempo fa nascere in lui un delicato sentimento, che non può avere futuro ma che scalda il cuore di entrambi.
E poi, tanti altri personaggi, legati l’uno all’altro da qualcosa di più di un freddo rapporto professionale.
Un racconto delicato e poetico, fin dalle prime inquadrature con i muletti che, sulle note del Danubio Blu di Strauss, si incrociano tra le corsie…
Con la regia di Thomas Stuber e distribuito da Satine Film, “Un valzer tra gli scaffali” sarà nelle sale a partire dal 14 febbraio.

Il professore cambia scuola
O forse, come accade in altri film similari, il titolo più corretto potrebbe essere “Il professore cambia LA scuola”…
Il professor François Foucault insegna in uno dei più prestigiosi licei parigini e, in questo ambiente superprotetto, esprime teorie semplicistiche su come dovrebbe essere la gestione delle scuole, per portare anche gli alunni più emarginati ad un livello accettabile. Il tutto senza essersi mai neppure avvicinato ad una di queste scuole…
Il problema è che per caso una funzionaria del Ministero lo sente parlare e, entusiasta, spinge il Ministro a mandare François in una scuola della periferia, per fargli mettere in pratica queste teorie dimostrando al mondo che è possibile una scuola migliore.
Inutile dire che il Professore, catapultato in un universo ben lontano dal suo, rischia di affogare. Fino a quando sua sorella lo mette di fronte ad una grande verità: “Fin quando si ripete ad una persona che è inadeguata, questa persona continuerà a sentirsi inadeguata”, non facendo nessuno sforzo per migliorare.
E così, cambiando atteggiamento, non solo François diventa un uomo migliore e meno rigido, ma anche i suoi allievi diventano ovviamente migliori.
Un po’ di speranza per tutti, insomma, con un gruppo di ragazzi credibili, professori credibilmente “limitati” e Denis Podalydès, nei panni di François, sufficientemente impacciato da farci credere nella sua “conversione”.
Con la regia di Olivier Ayache-Vidal e distribuito da PFA Films e Emme Cinematografica, “Il professore cambia scuola” sarà nelle sale a partire dal 7 febbraio.

Le nostre battaglie
Periodo di crisi della maternità? Parrebbe di sì, visti i film che ci propongono in sala di questi tempi…
In “Le nostre battaglie” Laura, una mamma amorevole, che riesce ad occuparsi dei due figli piccoli, della casa e del lavoro come commessa sempre con il sorriso sulle labbra, nella quali totale assenza del marito Olivier (Romain Duris) impegnato sul lavoro e nel sindacato, un giorno evidentemente ne ha abbastanza e, senza dire niente a nessuno, se ne va, senza lasciare traccia.
Ed ecco così che Olivier si ritrova catapultato in un mondo in cui scopre che i bambini hanno i loro indumenti preferiti, che i cereali si mangiano solo al mattino, che non è facile dividersi tra casa e lavoro…
In mezzo a tutto, è fortunato: i bambini sono forse più maturi e responsabili del padre e a poco a poco la nuova famigliola trova un suo modus vivendi ed un equilibrio. A poco a poco i tre imparano ad accettare la realtà, a rispettare ognuno le scelte degli altri e forse anche ad ammettere la libertà di Laura di scegliere se andarsene o ritornare.
Battaglie per la parità, per la dignità (anche quella di Oliver e dei suoi colleghi nel mondo del lavoro), per l’indipendenza: anche con il sorriso una commedia ben fatta può insegnare a vincerle.
Con la regia di Guillaume Senez e distribuito da Parthenos, “Le nostre battaglie“ sarà nelle sale a partire dal 7 febbraio.

Green Book
Il Green Book era (si spera che non esista più…) una specie di guida che, ancora negli anni ’60, elencava gli alberghi e i locali pubblici in cui i neri, o “Colored”, potevano andare quando viaggiavano per gli Stati Uniti.
E il Green Book è quello che, nel 1962, viene consegnato al bianco Tony Vallelonga, detto Tony Lip, quando viene ingaggiato per fare da autista durante una tournée nel sud degli Stati Uniti al grandissimo pianista afroamericano Don Shirley.
Tony, italoamericano, buttafuori del Copacabana, inizia il viaggio con molta diffidenza nei confronti di Shirley. A poco a poco però impara a conoscerlo, si rende conto non solo delle debolezze ma anche della grandezza dell’uomo ma, soprattutto, tocca con mano il profondo razzismo che li circonda, le umiliazioni cui vanno incontro i neri. Capisce anche il grande coraggio di Shirley, che ha voluto la tournée al sud proprio per fare emergere le contraddizioni, il razzismo, le assurdità di una società che lo accetta in quanto grande pianista ma lo rifiuta in quanto essere umano, perché nero.
Ne nascerà comunque una grande amicizia, che legherà Tony Vallelonga e Don Shirley fino alla fine della loro vita: Tony, infatti, morì a 82 anni il 4 gennaio 2013, Shirley a 86, il 6 aprile dello stesso anno.
Nonostante probabilmente qualche esagerazione nella caratterizzazione dei personaggi (soprattutto quello di Tony e della sua famiglia, in cui nessuno degli stereotipi sugli italiani viene tralasciato), “Green Book” sceneggiato da uno dei figli di Tony, Nick Vallelonga, è diretto con mano leggera ma non per questo meno efficace da Peter Farrelly ed ha come protagonisti Viggo Mortensen nei panni di Tony Lip e Mahershala Alì in quello di Don Shirley.
Distribuito da Eagle Pictures, “Green Book” sarà nelle sale a partire dal 31 gennaio. 

Il mio capolavoro
Una critica graffiante ma molto divertente del mercato dell’arte e delle truffe che vi si consumano in tutto il mondo. Ma non è solo questo: “Il mio capolavoro” è anche il racconto di una bellissima amicizia tra due uomini molto diversi, uniti da una grande passione: l’arte.
Arturo (Guillermo Francella) è un gallerista di Buenos Aires, apparentemente senza scrupoli come richiede il suo mestiere ma in fondo di grandissimo cuore. Renzo (Luis Brandoni) è un vecchio pittore dal pessimo carattere ma con una immensa passione per la pittura, quella vera, che nasce dal profondo. La loro è un’amicizia di antica data, tra alti e bassi, talmente profonda che, quando Renzo, sfrattato da casa, finisce all’ospedale dopo un incidente e vorrebbe lasciarsi morire, Arturo riesce ad escogitare una truffa che permetterà all’amico di continuare a dipingere e a vivere come desidera e a lui di portare avanti la sua attività nel migliore dei modi.
Con paesaggi stupendi, bellissimi quadri “reali” e non solo di finzione, “Il mio capolavoro” pur tra i sorrisi fa riflettere sul vero senso dell’amicizia, dell’onestà intellettuale e sul vero significato dell’arte.
Con la regia di Gastone Duprat e distribuito da Movies Inspired, il film sarà nelle sale a partire dal 24 gennaio.

Mia e il leone bianco
Piacerà certamente agli adolescenti nell’età in cui ci si sente grandi eroi salvatori del mondo ed agli ecologisti “Mia e il leone bianco”.
Girato integralmente in Sud Africa nell’arco di tre anni, il film segue la crescita di Mia, ragazzina inglese trapiantata in Sud Africa dove il padre vuole mandare avanti l’allevamento di leoni destinati ufficialmente alla vendita a zoo e circhi, e di un piccolo leone bianco, Charlie.
Da cucciolo, regalato alla ragazzina e al fratello per cercare di appassionarli alla nuova vita in una terra così distante dal mondo civilizzato cui sono abituati, a poco a poco il leone si trasforma in una magnifica bestia con cui sembra difficile pensare di poter giocare. Il rapporto tra l’animale e la ragazzina, però, è davvero profondo e quando il padre, preoccupato per l’incolumità della figlia, decide di venderlo, Mia fugge con Charlie, per portarlo in una lontana riserva in cui l’animale possa vivere libero e rispettato.
Con la supervisione di Kevin Richardson, zoologo esperto di leoni e la regia di Gilles de Maistre, il film pone anche l’accento su un fenomeno su cui si tace anche troppo, quella della caccia agli animali selvatici da parte di appassionati disposti a pagare anche cifre ingenti per ottenere i loro trofei.
Nei panni di Mia, la giovane Daniah de Villiers, in quelli del fratello Mick, Ryan Maclennan, entrambi nati in Sudafrica e appassionati di animali.
Distribuito da Eagle Pictures e Leone Film Group, “Mia e il leone bianco” sarà nelle sale a partire dal 17 gennaio.

Una notte di 12 anni
Un film lento, come lenti e interminabili sono stati i 12 anni di carcere e isolamento cui sono stati sottoposti, tra il 1973 e il 1985, 3 guerrilleri Tupamaros nell’Uruguay sotto il regime dei militari.
Basato sul libro autobiografico di uno di loro, Mauricio Rosencof, “Una notte di 12 anni” racconta di come tre di loro vennero portati via a forza dalle celle in cui si trovavano e tenuti in isolamento in varie prigioni del paese con un ordine ben preciso: “Visto che non possiamo ammazzarli, li condurremo alla pazzia”.
I tre (oltre a Rosencof oggi scrittore e poeta, anche Eleuterio Fernandez Huidobro, poi Ministro della Difesa, e José “Pepe” Mujica, che diventerà Presidente dell’Uruguay nel 2010) riuscirono a sopravvivere tra mille angherie e sofferenze grazie alla loro forza di volontà, all’immaginazione ed a mille piccole cose, tra cui un modo di comunicare tra di loro battendo le lettere sul muro.
Con la regia di Alvaro Brechner e distribuito da Bim, l’interessante “Una notte di 12 anni” sarà nelle sale a partire dal 10 gennaio.

Van Gogh – Sulla soglia dell’eternità
Non è l’ennesima biografia del grande pittore: “Van Gogh – Sulla soglia dell’eternità” è un meraviglioso viaggio attraverso i suoi ultimi anni, come solo un grande artista come Julian Schnabel poteva fare.
Primi piani esasperati, riprese oblique, tutto contribuisce a farci rivivere i suoi pensieri, i suoi sentimenti, dalla decisione di trasferirsi nel sud della Francia sino al termine della sua vita, con il famoso e misterioso colpo di pistola, dalla difficile amicizia con Paul Gauguin al profondissimo rapporto con il fratello Theo.
Magnifica l’interpretazione di Willem Dafoe, che riesce a rendere vivi anche gli autoritratti che conosciamo di Vincent, riportandolo tra di noi, ma anche gli altri protagonisti sembrano uscire dai quadri che tutti conosciamo.
Un film denso di emozioni, che non lascerà indifferente lo spettatore.
Distribuito da Lucky Red, “Van Gogh – Sulla soglia dell’eternità” sarà nelle sale a partire dal 3 gennaio.