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Le rubriche

I film e gli spettacoli

Le invisibili
Sembra incredibile, ma nel mondo degli emarginati c’è chi è ancora più emarginato, e si tratta delle donne, costrette a vivere la loro già difficile situazione in modo ancora più drammatico degli uomini, poiché spesso vittime anche di violenze non solo verbali.
Per fortuna in genere non solo sole, accanto a loro ci sono le assistenti sociali, per cui, frequentemente, il lavoro è più una missione che un vero e proprio lavoro.
E proprio le donne senza fissa dimora e le assistenti sociali sono “Le invisibili” di cui parla, nel suo film, il regista Louis-Julien Petit.
Ispirandosi al documentario “Femmes invisibles” e al successivo libro “Sur la route des invisibles” di Claire Lajeunie, racconta le vicende spesso tragicomiche di un gruppo di donne parigine che, grazie alla forza di volontà e a una solidarietà tutta femminile, riesce alla fine a ritrovare una sua dignità e, in molti casi, una nuova posizione all’interno della società.
Spesso con ironia e senza pietismi, le storie di queste donne sono raccontate in gran parte non solo da attrici non professioniste, ma addirittura da donne che hanno avuto un passato senza fissa dimora, dimostrando quindi anche concretamente, e non solo con le classiche buone parole di un film, che non sempre tutto è perduto e che l’onestà, anche morale, a volte ripaga.
Distribuito da Teodora Film, “Le invisibili” sarà nelle sale a partire dal 18 aprile.

Una giusta causa
Quello della discriminazione è un problema complesso, soprattutto se si riesce ad essere abbastanza imparziali da vederla in tutte le sue sfaccettature. Ed è quello che fece, anche nella realtà, Ruth Bader Ginsburg, brillantissima avvocatessa americana entrata nel 1956, insieme a sole altre otto donne, nel corso di Legge della prestigiosa Università di Harvard, laureatasi a pieni voti non solo ad Harvard ma anche all’Università della Columbia.
Grandi successi che però, in quanto donna, non le permisero di essere accettata in nessuno studio legale newyorkese e la costrinsero ad accettare semplicemente una cattedra universitaria, ovviamente sul tema della Discriminazione tra i sessi. Sembrava una carriera anonima destinata ad accompagnarla tutta la vita, quando il brillante marito, Martin, le segnalò una discriminazione “al contrario”: quello di un uomo che, avendo deciso di accudire la vecchia madre, si vide rifiutare le detrazioni per la badante che aveva dovuto assumere. Secondo la legge americana, infatti, un uomo non sposato non aveva il compito di accudire i famigliari, in quanto non era nella sua “natura”, contrariamente a quanto reputato normale per una donna.
Ruth riuscì a dimostrare l’assurdità di tale concetto, valido forse nel 1800 quando era stata stesa la Costituzione americana, ma ormai superato dai tempi. Vinse la causa, aprendo così la strada verso il riconoscimento di una vera parità dei diritti (anche se, guardandosi intorno, ci si chiede dove sia arrivata questa strada…) e diventando addirittura la seconda donna nominata Giudice alla Corte Suprema.
“Una Giusta Causa” vede come protagonisti Felicity Jones, piccola e minuta ma determinata Ruth, Armie Hammer nei panni del gigantesco Martin, un marito come molte vorrebbero avere nella realtà, e la regia di Mimi Leder.
Distribuito da Videa, sarà nelle sale a partire al 28 marzo.

Il professore e il pazzo
Due magnifiche interpretazioni per dare vita a quella che probabilmente fu la più grande operazione culturale del XIX secolo: la realizzazione dell’Oxford English Dictionary.
Pensato dalla Philological Society di Londra nel 1857, l’immenso dizionario storico della lingua inglese, che doveva comprendere ogni lemma di questa lingua con relative citazioni e date della comparsa, prese realmente avvio solo nel 1879, quando ne venne affidata la direzione a James Murray (Mel Gibson, che riesce a offrire del personaggio un ritratto umano credibile e affascinante). Uomo coltissimo, benché non laureato, Murray ebbe l’idea geniale, in un’epoca in cui non esistevano computer o altri mezzi di classificazione meccanici, di coinvolgere l’intera popolazione di lingua inglese, invitando chiunque a leggere ogni opera esistente e ad inviare i propri contributi.
Uno dei più importanti di questi contributi giunse dallo statunitense William Chester Minor (Sean Penn, drammatico e formidabile sia nei momenti di lucidità sia in quelli in cui è in preda alla schizofrenia). Uomo mentalmente disturbato, rinchiuso in un manicomio dopo aver commesso a Londra un omicidio in preda alla follia, l’uomo in modo quasi ossessivo lesse centinaia di libri e inviò un’immensa quantità di contributi a Murray.
Tra i due uomini, a poco a poco nacque una grande stima e amicizia che portò Murray a ottenere la liberazione di William che tornò negli Stati Uniti, lontano dai trattamenti da incubo cui era stato sottoposto in Inghilterra.
Luci e ombre, quindi, sottolineati anche dalla macchina da presa che illumina i momenti più positivi della vicenda mentre lascia in zone buie quelli più difficili, per una vicenda che vide anche l’importante presenza di due donne, Ada (Jennifer Ehle), moglie di Murray, che lo appoggiò e gli diede forza nei momenti più faticosi, e Eliza Merrett (Natalie Dormer), la vedova dell’uomo assassinato da Minor, che a poco a poco riuscì a superare i propri pregiudizi e ad apprezzare il lato umano dell’uomo.
Con la regia di P. B. Shemran, distribuito da Eagle Pictures, “Il professore e il pazzo” sarà nelle sale a partire dal 21 marzo.

Boy erased – Vite cancellate
Un film intenso, equilibrato, che porta a riflettere senza acrimonia sulla superficialità con cui ci si affida ad occhi chiusi a supposti “santoni”, che negli Stati Uniti hanno ancora grande spazio anche se rischiano di fare grandi danni.
Il film si basa sul libro autobiografico omonimo scritto da Gerrard Conley nel 2016.
Nato in una cittadina dell’Arkansas, figlio di un pastore battista, il giovane Jared Eamons (magnificamente interpretato da Lucas Hedges) a diciannove anni confessa ai genitori la propria omosessualità.
Sconvolto, convinto che l’omosessualità sia solo un “atteggiamento” da correggere, seguendo anche il consiglio di un pastore più anziano, Marshall (non più coraggioso generale del Gladiatore ma apparentemente dolce padre e predicatore) spinge il figlio a seguire una “Terapia di conversione” in un centro specializzato. La Terapia di conversione, o Riparativa, si basa sul principio che l’omosessualità è semplicemente un “errore di comportamento” che si può correggere, poiché porta solo all’infelicità, al peccato e all’allontanamento da Dio.
Jared si rende presto conto che il Centro è guidato da un cosiddetto terapeuta che cercando di incanalare le pulsioni dei ragazzi non fa che instillare in loro il senso di colpa, l’insicurezza e, soprattutto, li priva della loro libertà sia fisicamente sia mentalmente. E questo è per lui inaccettabile.
Appoggiato dalla madre (Nicole Kidman) che per amore del figlio finalmente decide di prendere posizione anche contro il marito, Jared fugge così dal centro e torna a casa, comunque più forte e sicuro di sé, consapevole della propria personalità e della propria volontà di vivere la vita a modo suo. E la stesura del libro di memorie lo aiuterà non solo a superare il trauma del periodo della “Terapia” ma anche, accettando sé stesso, a riuscire a farsi accettare dagli altri, superando ogni pregiudizio.
Senza puntare il dito contro nessuno, senza voler indicare buoni o cattivi, il regista Joel Edgerton porta lo spettatore a riflettere, a porsi delle domande, a chiedersi quanto sia giusto costringere sé stessi o, peggio, i propri figli, a non accettare il proprio io ma a cercare di modificarlo per adeguarsi alle ristrettezze di vedute del mondo circostante.
Distribuito da Universal Pictures, “Boy erased” sarà nelle sale a partire dal 14 marzo.

Asterix e il segreto della pozione magica
Grande divertimento per questo film di animazione che per la seconda volta porta sullo schermo i due eroi galli, Asterix e Obelix, in una storia originale creata da Alexandre Astier.
Ispirata ai celebri personaggi ideati da René Goscinny e Albert Uderzo nell’ormai lontano 1959, la vicenda narra la ricerca, da parte del druido Panoramix, di un successore cui svelare il segreto della pozione magica. Accanto ai tradizionali personaggi e alle tradizionali “sconfitte” dei Romani, questa volta appaiono due elementi di modernità: da una parte un personaggio davvero “cattivo”, che però pone domande interessanti, quasi filosofico-esistenziali (perché, ad esempio, la pozione salva solo UN villaggio e non tutta la Gallia? Ci sono dei predestinati alla salvezza mentre gli altri sono destinati alla sconfitta?) e dall’altra una fanciulla certamente non carina e flessuosa come quelle cui siamo abituati ma più in gamba e brillante della maggior parte dei maschietti disponibili.
Piccoli elementi di riflessione, che nulla tolgono al divertimento e al bellissimo disegno ma che, anzi, riescono ad attualizzare personaggi che altrimenti potrebbero rischiare di sclerotizzarsi.
Con la regia di Louis Clichy e Alexandre Astier, distribuito da Notorius, “Asterix e il segreto della pozione magica“ sarà nelle sale a partire dal 7 marzo.

Il colpevole – The Guilty
Si potrebbe pensare che un film che ha praticamente un solo attore e che si svolge praticamente in una sola stanza possa essere noioso e soffocante, ma con “Il colpevole – The Guilty” non è certamente così, anzi si resta incollati sulla sedia dalla prima all’ultima sequenza.
Asger Holm (lo svedese Jakob Cedergren) è un ex poliziotto che, in attesa di essere processato per aver ucciso un ragazzo, è stato assegnato al centralino per le emergenze. Proprio il giorno prima del processo, quando sta per smontare, riceve una strana telefonata: è quella di una donna che gli fa capire di essere stata rapita e di essere in un furgone con il rapitore, l’ex marito.
Asger si sente subito coinvolto e cerca non solo di rintracciare la donna, localizzata tramite le famose “celle” telefoniche, ma anche i due figli lasciati a casa e l’abitazione dell’ex marito, per cercare di capire la destinazione della fuga.
A poco a poco la vicenda si modifica, assumendo connotati impensabili all’inizio, fino all’imprevedibile finale, con un crescendo di tensione sino alla liberatoria scena finale. Perché spesso la realtà non è come si immagina o si vorrebbe, ma è ben più sfaccettata e bisogna essere capaci di osservarla e di viverla senza preconcetti.
Con la regia di Gustav Möller e distribuito da Movies Inspired, “Il colpevole – The Guilty” sarà nelle sale a partire dal 7 marzo.

La casa di Jack
Tensione dall’inizio alla fine per l’ultimo film del regista danese Lars von Trier, “La casa di Jack”.
In cinque successivi capitoli, seguiamo la folle scalata di Jack (Matt Dillon, impenetrabile e freddo come una lama) dal primo, casuale omicidio di una donna incontrata per strada (una manipolatrice e insopportabile Uma Thurman che quasi spinge anche lo spettatore, in fondo in fondo, dalla parte di Jack!) fino all’ultimo, fallito omicidio di un gruppo intero di uomini, il tutto accompagnato dalla voce fuori campo di Virgilio (Bruno Ganz) che proprio come nell’opera dantesca lo guiderà fino all’inferno. Una discesa verso il buio dello spirito, un viaggio fisico e mentale, perché più si scava dentro sé stessi, spesso, e più si scende nell’abisso della propria coscienza.
Distribuito da Videa, “La casa di Jack” sarà nelle sale a partire dal 28 febbraio.

Ancora auguri per la tua morte
Un po’ di “giorno della marmotta”, un po’ di “vogliamoci tutti bene”, un po’ di “di mamma ce n’è una sola”, un po’ di umorismo e un filo di horror: un po’ un pasticcio, insomma, comunque abbastanza divertente e godibile, in questa specie di teen movie sequel di “Auguri per la tua morte” del 2017.
Ritroviamo la protagonista, Tree (Jessica Rothe), che rivive praticamente all’infinito il giorno del suo diciottesimo compleanno, che corrisponde anche al giorno del suo assassinio. Questa volta, però, Tree riesce a scoprire la causa di questo “curioso” fenomeno, vivendolo su più piani temporali paralleli, e grazie all’aiuto di un gruppo di amici (gli aspiranti ingegneri Ryan – Phi Vu-, Samar – Suraj Sharma_ e Dre – Sarah Yarkin) e del ragazzo di cui si è innamorata, Carter (Israel Broussard), riuscirà a spezzare il loop in cui è stata rinchiusa, risolvendo allo stesso tempo le contraddizioni e i problemi psicologici che hanno reso difficile la sua vita.
Un consiglio: non uscite durante i titoli di coda, aspettate che si riaccendano le luci in sala…
Con la regia di Christopher Landon e distribuito da Universal Pictures, “Ancora auguri per la tua morte“ sarà nelle sale a partire dal 28 febbraio.

The Lego Movie 2 – Una nuova avventura
Proprio come i giochi che si possono fare con gli omonimi, celebri, mattoncini, “The Lego Movie 2” è destinato ai bambini, ma è godibile anche dagli adulti di ogni età.
Ricostruendo digitalmente, mattoncino per mattoncino, i personaggi, gli scenari e i veicoli, questa volta l’avventura continua nello spazio, nel “sistema sorellare”, abitato dai fantasiosi personaggi Lego Duplo, con a capo una Regina “trasformista”, dal divertente nome di Wello Ke Wuoglio…
I personaggi principali sono quelli del primo film, il positivo Emmet, la forse tenebrosa Lucy, ma anche l’imprevedibile Batman e tanti altri, cui si aggiunge un nuovo personaggio, Rex Rischianto.
Seguendo le loro avventure, i piccoli scopriranno (o riscopriranno…) il valoro dell’essere uniti per affrontare le difficoltà e l’importanza di essere sé stessi, senza finzioni, accettando e valorizzando, anzi, la parte più creativa e immaginativa di ognuno. Crescere, sì, ma senza mai dimenticare di essere stati bambini e di sapersi divertire. Un messaggio positivo, quindi, che con la distribuzione di Warner Bors. Pictures sarà nella sale italiane a partire dal 21 Febbraio.