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Le rubriche

Le mostre

Leonardo. La Madonna Benois, dalle collezioni dell’Ermitage
Fabriano. Pinacoteca Comunale
1 giugno-30 giugno 2019

Nell’anniversario dei cinquecento anni dalla morte di Leonardo, torna eccezionalmente in Italia, proveniente dalle Collezioni dell’Ermitage, il capolavoro giovanile del maestro toscano, in occasione della XIII Unesco Creative Cities Network Annual Conference di Fabriano.
A Fabriano, l’esposizione di questa opera straordinaria costituisce l’evento principale del programma culturale della XIII Unesco Creative Cities Conference.
La Madonna Benois, realizzata probabilmente tra il 1478 e il 1480, costituisce un’opera chiave del giovane Leonardo perchè segna l’indipendenza dell’artista dalla sua formazione nella bottega del Verrocchio. Qui Leonardo inventa una nuova figura di Maria, non più l’imperturbabile regina dei cieli, come era rappresentata secondo tradizione, ma una giovane e semplice madre bambina che gioca col figlio in una atmosfera del tutto quotidiana ma anche piena di significati spirituali. E’ significativo infatti il rapporto madre-figlio nel particolare della piantina che Maria fa roteare tra le dita incuriosendo il bambino mentre le quattro foglioline della pianta non sono altro che un sottinteso richiamo alla croce.
La Madonna Benois entrò nelle collezioni dell’Ermitage nel 1914 per volontà dell’allora conservatore della pittura del museo e grande esperto dell’arte italiana, Ernest Karlovič von Liphart, e per l’amore di patria della proprietaria Maria Aleksandrovna Benois (nata Sapožnikova) moglie del celebre architetto pietroburghese Leontij Nicolaevič Benois. Maria aveva ricevuto dal padre come regalo di nozze il dipinto che già faceva parte dei beni del nonno paterno, mercante in Astrachan. Il prezioso dipinto (48x37cm) già allora indicato come di Leonardo, e che apparteneva alla preziosa collezione del generale Korsakov, fu messo all’asta e acquistato tra il 1823 e il 1824 da Sapožnikov.
Tutti proprietari dell’opera hanno sempre ritenuto che l’opera fosse di Leonardo, ma il mondo accademico non si era ancora espresso. Fu durante un’esposizione del 1908 e per la tenacia di Liphart che gli studiosi riconobbero la paternità di Leonardo.
Catalogo: Il Cigno GG Edizioni – Skira Editore
Per informazioni: www.unescofabriano2019.org
(GTV)

Manolo Valdés
Locarno - Museo Casa Rusca
Fino al 6 ottobre 2019

Manolo Valdes, (Valencia 1942) acclamato artista spagnolo, è accolto per la prima volta in Svizzera nella sede del Museo Casa Rusca di Locarno con questa mostra curata da Rudy Chiappini.
L’impegno artistico di Valdes inizia come co-fondatore con Rafael Solbes e Juan Antonio Toledo del movimento Equipo Cronica, un team di Pop Art spagnola conosciuto prevalentemente per le opere di protesta contro il regime franchista. Negli anni Ottanta l’artista si allontana dal movimento, lascia le connotazioni politico sociali e indirizza la sua ricerca verso la reinterpretazione dei grandi maestri dell’arte quali Velàzquez, Rembrandt, Matisse, Rubens, Goya, Manet, Pollock, Picasso e Liechtenstein. Egli intende reinterpretare il patrimonio artistico del passato e dare vita a qualcosa di nuovo e diverso. Nelle sue opere si colgono centinaia di dettagli che richiamano i dipinti dei pittori antichi e moderni.
Le oltre 50 opere presenti in mostra, tra le più significative di questo eclettico artista, realizzate dalla metà degli anni Ottanta fino ai nostri giorni,  offrono una vasta panoramica sulle differenti tecniche e le varie sperimentazioni ricercate, sia nella pittura che nella scultura.
Valdes reinventa i capolavori della storia dell’arte riproponendoli in formati, materiali e tecniche diverse, con un linguaggio nuovo ed originale. Sono dipinti e sculture di eleganti figure femminili e statue equestri di nobildonne e cavalieri.
Nelle bellissime sculture della Reina Mariana viene enfatizzata tutta la regalità di una delle icone della pittura spagnola. Le statue equestri in alluminio, legna e resina, “Caballero” e “Dama a cavallo” (entrambre del 2017) lanciano un richiamo alla scultura equestre iniziata nel Rinascimento da Donatello. Alcune sculture hanno dimensioni imponenti come Màscara (2007) e Daphne (2008) circondata da un elaborato copricapo intricato e lucente.
Anche nella pittura l’artista dà vita a nuovi linguaggi espressivi e accosta materiali inusuali come le sovrapposizioni di sacchi di iuta dipinti con colori pastosi che trasformano le tele in oggetti materici e corposi.
Nei dipinti su larga scala “Retrato con rostro amarillo y azul” (1999) e “Dorothy sobre fondo gris” (2010) i volti femminili sono stratificati, le tele grezze assumono tridimensionalità e diventano materiche.
Il catalogo della mostra è a cura di Rudy Chiappini
Per informazioni e prenotazioni: www.museocasarusca.ch
(GTV)       

Albrecht Dürer. La Collezione Remondini
Bassano del Grappa (VI) - Palazzo Sturm
Fino al 30 settembre 2019

La città di Bassano del Grappa, per celebrare la riapertura di Palazzo Sturm, gioiello di architettura e arte del XVIII secolo, ha scelto di presentare al mondo per la prima volta nella sua interezza le opere grafiche di Albrecht Dürer appartenenti alla collezione dei Remondini.
I Remondini, mitici stampatori bassanesi tra il Seicento e l’Ottocento, furono anche attenti collezionisti d’arte, e nelle loro importantissime raccolte, oggi patrimonio dei Musei Civici, si trovano ben 8500 opere di grafica tra le quali spiccano i nomi dei più grandi maestri europei del Rinascimento e dell’epoca moderna. Tra questi vi è Albrecht Dürer, presente con 123 xilografie e 91 calcografie, e delle 260 incisioni che  realizzò, ben 214 sono a Bassano del Grappa.
Dürer (Norimberga 1471-1528) iniziò la sua carriera nel 1496 come incisore di legni. Dal 1512 al 1519 lavorò per l’imperatore Massimiliano I per il quale realizzò “L’Arco di Trionfo” e “La processione trionfale” presente nella collezione di Bassano del Grappa. Quasi sicuramente nel corso dei suoi viaggi Dürer, presente a Venezia tra il 1505 e il 1507,   passò per la città sul Brenta come risulta dai paesaggi e dalle vedute di sfondo di opere come “La grande Fortuna”
I temi trattati da Dürer sono mitologici, religiosi, popolari, naturalistici, paesaggi e ritratti. Ci sono poi le serie complete dell’Apocalisse, della Grande Passione, della Piccola Passione e della Vita di Maria, tutte presenti nelle collezioni bassanesi.
Una delle incisioni più popolari realizzate dal Maestro fu il “Rinoceronte”(1515) a ricordo dell’animale esotico che l’imperatore aveva destinato come dono al Papa ma che non giunse mai a destinazione, nel viaggio da Lisbona a Roma, a causa di un naufraguio di fronte alle coste liguri. Nei secoli quell’incisione ebbe molta risonanza e ne rimasero affascinati tanti grandi artisti da Raffaello a Salvator Dalì, fino allo scultore contemporaneo cinese Li-Jean Shih. Il suo splendido e luminoso King Kong Rhino, imponente scultura in acciaio inox, che riflette i cambiamenti del tempo e dell’ambiente, rimane esposto per tutta la durata della mostra nel Belvedere di Palazzo Sturm per desiderio di Chiara Casarin, curatrice della mostra e direttore del Museo, sia per accogliere e stupire i visitatori sia per testimoniare quanto ancor oggi sia attuale e universale la lezione dureriana.
Affianca le opere esposte un film realizzato dal team di Factun Arte che mette a fuoco le diverse tecniche di incisione e stampa utilizzate da Dürer e dai suoi assistenti. Sono esplorate le differenti procedure manuali e chimiche che sono state attivate per la realizzazione di incisioni, acqueforti e xilografie. Il film racconta anche come oggi, attraverso le nuove tecnologie, possano essere re-immaginate le tecniche di stampa.
Catalogo edito da Marsilio Editori.
Per info: info@museibassano.it – wwwq.museibassano.it
(GTV)     

Padre e Figlio. Ettore Pistoletto Olivero e Michelangelo Pistoletto
Biella - Palazzo Gromo Losa e Cittadellarte
Trivero - Casa Zegna.
Fino al 13 ottobre 2019

Biella e Trivero ospitano in tre prestigiose sedi la mostra Padre e Figlio dedicata alla produzione artistica e al dialogo tra i due protagonisti, Ettore, il padre, Michelangelo, il figlio.
I lavori di Michelangelo Pistoletto, uno dei maggiori rappresentanti della scena artistica internazionale, e quelli del padre Ettore, apprezzato pittore di paesaggi e nature morte, costituiscono il punto di partenza di un confronto sul tema di un rapporto padre-figlio, declinato nelle più varie e intime sfumature.
“Lasciare un’eredità ai padri” è alla base del pensiero di Michelangelo, perchè non sta unicamente ai figli la responsabilità di comunicare il sapere e le passioni dei genitori, ma anche i genitori possono essere influenzati dai pensieri dei figli. E su questo concetto si muove il percorso espositivo.
Palazzo Gromo Losa è la prima tappa del percorso.
Sono messe in dialogo le nature morte di Ettore con una serie di “Quadri specchianti” realizzati da Michelangelo tra il 1963 e il 2017. E’ presente anche quello raffigurante “Padre e Madre” visti di schiena del 1968. E’ del 1973 “Autoritratto attraverso mio padre” che rappresenta il ritratto di Michelangelo eseguito dal padre quando aveva tre mesi. Il tema del rispecchiamento risalta in particolare nelle nature morte di Ettore. Qui è il figlio che diventa maestro e guida il padre a realizzare composizioni ove appaiono per la prima volta elementi specchianti e su una brocca argentata si riflette addirittura la sua immagine.
A Casa Zegna, a Trivero, in omaggio a Ettore Pistoletto Olivero, sono esposti i dipinti dell’artista (1952-1953) raffiguranti le tappe per la realizzazione della Panoramica Zegna, splendido percorso ambientale voluto da Ermenegildo Zegna e oggi integrato nel grande parco naturale  dell’Oasi Zegna. Al centro della sala, Michelangelo, quasi a volersi riappropriare metaforicamente dei paesaggi paterni, ha collocato una nuova versione della grande installazione “Metamorfosi”. Una alta pila di stracci e vestiti usati divisi a metà da un doppio specchio, per un nuovo contenuto spaziale e temporale.
Nell’adiacente lanificio si trova il ciclo pittorico più importante di Ettore, sono I dieci dipinti su “L’Arte della Lana”, realizzati su pannelli mobili tra il 1947 e il 1949.
Il percorso espositivo si conclude a Cittadellarte un ex opificio tessile biellese, grande laboratorio di idee e progetti ove si trova una delle installazioni del ciclo “Le Stanze” ove su ogni porzione di muro si trova la parola figlio e nel riflesso vi è quella del padre. Qui sono presenti anche alcuni ritratti eseguiti da Ettore tra cui “Le tre figlie di Zegna” (1929), mai esposto fino ad ora.
La mostra, curata da Alberto Fiz, è realizzata da Fondazione Cassa di Risparmio, Cittadellarte-Fondazione Pistoletto, e Fondazione Zegna.
Il catalogo edito da Magonza è in versione italiana e inglese.
Per info e orari: www.padreefiglio.it
(GTV)   

Antonello da Messina
Milano - Palazzo Reale
Fino al 2 giugno 2019

La preziosa mostra presente nelle sale di Palazzo Marino, dovuta alla collaborazione tra la Regione Siciliana e il Comune di Milano-Cultura, offre la possibilità di conoscere da vicino diciannove opere, delle 35 esistenti, di Antonello da Messina (1430 circa-1479), eccelso artista, e considerato il più grande ritrattista del Quattrocento per la sottile interpretazione psicologica dei volti sia maschili che femminili.
A causa di tragici eventi naturali o per l’incuria degli uomini, di questo artista sono rimaste scarse notizie e poche opere grazie alle quali è stato però possibile ricostruire alcuni dati della sua biografia.
La rassegna, fondandosi sui taccuini dello studioso d’arte Giovan Battista Cavalcaselle (Verona 1819-1897) che accompagnano le tele, racconta la vita e il percorso artistico di Antonello e ne segue le fasi della formazione dagli inizi in Sicilia e Calabria fino al rapporto di reciproca influenza con il mondo fiammingo e quello veneto e lombardo.  
Le opere di Antonello sono disperse in varie raccolte e musei in Europa ed anche oltre l’Atlantico, alcune hanno subito pesanti restauri che ne hanno spesso alterato la stesura originaria, altre per fortuna sono giunte a noi miracolosamente intatte.
Tra i capolavori presenti in mostra ne citiamo alcuni. La “Crocifissione”
(1460 circa) proveniente dal Museo Nazionale Brukenthal di Sibiu in Romania; il “Ritratto d’uomo” (detto anche ritratto Trivulzio) (1476) dal Museo Civico d’Arte Antica, Palazzo Madama di Torino; il celebre “Ecce Homo” (Cristo alla colonna) (1475) dal Collegio degli Alberoni di Piacenza; il ritratto di un giovane gentiluomo “Ritratto d’uomo” (1468/1470) a lungo considerato il vero volto dell’artista, proveniente dalla Pinacoteca Malaspina di Pavia; l’incantevole “Madonna col Bambino” (1475 circa) dalla National Gallery of Art di Washington; e la  “Annunciata” (1475 circa) dalla Galleria Regionale di Palazzo Abatellis di Palermo. E’ quest’opera da considerarsi uno dei più alti capolavori del Quattrocento italiano. Lo sguardo assorto e il gesto della Vergine rivolto alla presenza misteriosa che le si è palesata suscitano nello spettatore una profonda emozione.
E’ presente in mostra anche un’opera firmata da Jacobello di Antonello da Messina, la “Madonna col Bambino” (1480) dell’Accademia Carrara di Bergamo. Eseguita dal figlio l’anno seguente la morte del padre è una struggente manifestazione di devozione filiale. Fu il figlio, che faceva parte della bottega del padre, a portare a termine le opere che la morte aveva impedito al “divino” genitore di completare.
Sono presentati in mostra anche 19 bellissimi disegni, di cui sette taccuini e 12 fogli, di Giovanni Battista Cavalcaselle alla cui passione artistica si deve la scoperta di Antonello da Messina e la ricostruzione del primo catalogo dell’artista.
Nel catalogo pubblicato da Skira sono presenti tutte le immagini delle opere esistenti e riconosciute di Antonello da Messina.
(GTV)     

Surrealismo Svizzera
Lugano - Museo d’arte della Svizzera italiana
LAC Lugano Arte e Cultura
Fino al 16 giugno 2019

La mostra Surrealismo Svizzera in corso presso il Museo d’arte della Svizzera italiana, organizzata in collaborazione con l’Aargauer Kunsthaus, è una grande retrospettiva sul Surrealismo Svizzero.
Con la presenza di circa un centinaio di opere, viene indagata l’influenza che il movimento ha avuto sulla produzione artistica elvetica e quale sia stato il contributo degli artisti svizzeri al movimento stesso.
Il Surrealismo, che rifiutava il predominio della ragione sulle altre attività dello spirito e dava valore all’inconscio, nato a Parigi verso la metà degli anni venti attorno alla figura di André Breton, si è sviluppato in Svizzera in maniera autonoma come alternativa culturale al quel clima conservatore che ha caratterizzato gli anni tra le due guerre.
Il percorso espositivo che inizia con due precursori del movimento, Paul Klee (1879-1940), “Marionetten” e Hans Arp (1886-1966) “Tete et coquille”, presenta anche artisti svizzeri attivi a Parigi e che hanno influenzato il movimento in Patria. Tra questi vi sono Alberto Giacometti “Fleur en danger”,”Le couple”; Serge Brignoni “Germinations”; Werner Schaad “Metamorphose in Raum”; Jean Viollier “Meditations genevoises” e “l’Èpouvantail charmeur III”.
Seguono le opere di numerosi artisti svizzeri, attivi sul territorio, alcuni riuniti in gruppi progressisti come il “Gruppo 33”, rimasto attivo fino al 1970, di cui hanno fatto parte Otto Abt e Walter Bodmer, o il gruppo “Allianz. Vereinigung moderner Schweizer Kunstler”, fondato da Leo Leuppi e al quale hanno partecipato  Ernst Maass e Hans Erni, rimasto in attività fino al 1954.
Gli artisti svizzeri hanno raggiunto meno fama rispetto a quelli che hanno avuto rapporti con Parigi o New York. Gli Svizzeri fanno vissuto il Surrealismo in maniera autonoma, lontani dai contenuti politici ma influenzati dalle grandi tensioni che hanno carattetrizzato gli anni trenta e gli anni della guerra.
Il catalogo a cura di Peter Fischer e Julia Schalberger è edito da Snoeck.
(GTV)