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Le rubriche

Le mostre

Sari Ember. Since our stories all sound alike
Sesto S.Giovanni - V.le Gramsci 161 - Galleria Campari
23 maggio-9 settembre 2018

Nella prestigiosa sede della Galleria Campari a Sesto San Giovanni è in corso la prima mostra personale in Italia dell’artista ungherese Sari Ember (1985) vincitrice della prima edizione del Campari Art Prize nato dalla collaborazione tra il brand Campari e Artissima, in occasione della XXIV edizione della Fiera.
La Galleria Campari, nata nel 2010 in occasione dei 150 anni dell’azienda fondata da Davide Campari, è un museo aziendale di nuovissima  concezione dedicato al rapporto tra il marchio Campari e la sua comunicazione attraverso l’arte e il design.
Nello spazio che Galleria Campari dedica alle mostre temporanee sulla parete è affisso un grande tendaggio blu quasi a voler creare uno sfondo teatrale dal quale emergono le opere degli artisti e nel quale il visitatore può immergersi per creare un intimo dialogo.
La giovane Sari Ember, selezionata da una giuria internazionale, è risultata vincitrice dell’Art Prize “per la sua ricerca sulla dimensione comunicativa e per la varietà di tecniche e materiali come ceramica, pietra, collage, fotografia, che usa per costruire un’archeologia del contemporaneo”.
I lavori di Sari Ember, in questa mostra dal titolo “Poichè le nostre storie sembrano tutte eguali”, evocano volti, maschere, busti, dai profili non sempre ben definiti, volutamente astratti e lasciati alla libera interpretazione. Accanto ci sono anche tanti piccoli oggetti all’apparenza familiari ma resi sorprendenti attraverso il colore e l’originale design.
Visite guidate gratuite e su prenotazione. galleria@campari.com
(GTV)

Franca Ghitti scultrice
Mendrisio Museo d’Arte
Dal 15 aprile al 15 luglio 2018

Un luminoso nastro, realizzato con scarti di ferro, simbolo di una “Cascata” accoglie i visitatori nel suggestivo storico cortile del Museo d’Arte di Mendrisio ove è in corso un’esposizione dedicata ai lavori scultorei di Franca Ghitti (1932-2012). Attraverso una sessantina di opere viene ripercorsa tutta la sua carriera artistica.
L’artista, nata a Erbanno (Bs) in Val Camonica, fin dagli anni della sua infanzia frequentando la segheria del padre è stata attratta dalla lavorazione dei legni, dai metodi per trattare la materia ed anche da tutti quei pezzi considerati di scarto nei quali sentiva di riconoscere una nuova vita.
Nel corso dei suoi sudi, la Ghitti affascinata dalla storia degli oggetti e dei simboli si è accostata in particolare alle testimonianze e ai reperti della cultura camuna, e successivamente anche alle antiche culture africane.
Ciò traspare in tutta la sua arte che la spinge a scegliere legni vecchi, deperibili, spesso sbrecciati nei quali inserisce segni e figure arcaiche o piccoli totem a testimonianza di universali valori ancestrali. Ne sono testimonianza la serie di enigmatiche Mappe con le quali si apre la mostra, seguite dalle Vicinie. Ci sono poi i Tondi, tempestati di chiodi vecchi e arruginiti, simbolo di cicatrici che penetrano nell’essere, fino ad arrivare al Bosco, una imponente installazione con 12 alberi realizzati in legno e ferro dalle forme slanciate e coperti di colore.
Altri elementi di cui si serve la scultrice sono gli scarti del ferro e i frammenti di metallo -gli sfridi- caduti inutilizzati dall’incudine. Questi pezzi lasciati abbandonati al suolo tornano a vivere con nuovi valori e nuove metaforiche pulsazioni nelle lumose Spirali, nella Pioggia, negli Alberi (installazione di 10 elementi) e nelle Cascate.
La mostra, a cura di Barbara Paltenghi Malacrida in collaborazione con Elena Pontiggia, è organizzata con il sostegno della Fondazione Archivio Franca Ghitti di Cellatica. - www.mendrisio.ch/museo
(GTV)

Alighiero Boetti. Perfiloepersegno
Asti, Palazzo Mazzetti
Dal 17 marzo al 15 luglio 2018

Nelle prestigiose e decorate sale del settecentesco Palazzo Mazzetti, completamente restaurato ad opera della Fondazione della Cassa di Risparmio di Asti, è in corso la mostra Perfiloepersegno, tutta dedicata alle opere di Alighiero Boetti (1940-19949), torinese di nascita ma affettivamente legato alla città di Asti.
Sono 65 opere che comprendono arazzi, arazzetti, mappe,  ricami e cartoncini a biro che rappresentano appieno la ecletticità dell’artista, esploratore di mondi e di culture, grande appassionato di viaggi che  lo hanno portato nell’America del Sud, in Giappone e in particolare in Afganistan, sulle orme di un suo antenato. Giovanni Battista Boetti, un frate domenicano conosciuto con il nome di profeta Mansur.
Alighiero Boetti nelle sue operre si discosta dalla pittura tradizionale in favore di altri mezzi espressivi come l’uso del filo o i segni della penna biro o delle matite colorate. Un’idea pittorica, secondo il suo pensiero, può essere espressa anche impiegando una tecnica non pittorica.
E’ incredibile la quantità di fili colorati che vanno a comporre i tanti arazzi dal forte impatto cromatico che raffigurano le bandiere dei vari stati oppure pensieri o concetti di vita attraverso lettere e numeri situati in maniera scomposta all’interno di un rettangolo. Ed erano le donne dell’Afganistan, terra che considerava una seconda patria, alle quali affidava l’esecuzione delle sue mappe e degli arazzi, e la bellezza e la diversità degli oggetti era tutta legata alle diverse manualità e alle differenti composizioni di colori. E così come l’idea dell’artista può realizzarsi attraverso l’ordito di semplici fili, altrettante opere d’arte  (citiamo Pier Piet e Aerei)  possono nascere dall’uso dei segni lasciati sulla carta dall’inchiostro nero, blu o verde di una penna cheap come la biro. (Catalogo: Sagep Editori)
La mostra, prodotta dalla Fondazione Palazzo Mazzetti e Fondazione Cassa di Risparmio di Asti, nata da un’idea di Maria Federica Chiola e curata dalla storica dell’arte Laura Cherubini, si inserisce nel Progetto “Asti Contemporanea, collezioni private”, finalizzato ad approfondire  la cultura del contemporaneo nella città di Asti attraverso il dialogo con i collezionisti privati, le fondazioni e i musei. 
Per info: 0141.530403 - www.palazzomazzetti.eu
(GTV)        

Ercolano e Pompei. Visioni di una scoperta
Chiasso (Svizzera) m.a.x. museo, via Dante Alighieri 6
25 febbraio – 6 maggio 2018
Napoli, MANN-Museo Archeologico Nazionale
29 giugno – 30 settembre 2018

Nell’anno 79 d. C. la drammatica improvvisa eruzione del Vesuvio seppellì per sempre le due fiorenti città di Ercolano e Pompei. Gli abitanti, sorpresi nel pieno delle loro attività, furono letteralmente sepolti da una coltre di lapilli e di lava. La tragedia fu immane e per sempre fermò la vita delle due località che nel corso dei secoli furono praticamente dimenticate. Però sotto quelle coperture ormai divenute pietra si è conservato un mondo che, in seguito alle scoperte relativamente recenti, è in grado di raccontarci tante storie e innumerevoli momenti di vita reale.
Il ritrovamento di questi due siti, da considerarsi tra i più importanti al mondo, è avvenuto veramente per caso, 280 anni fa per Ercolano e 270 anni per Pompei, durante normali lavori agricoli nei campi.
Dopo tali eventi furono moltissimi i personaggi illustri che, attratti dal fascino di incredibili conoscenze, si interessarono agli scavi e alle ricerche e li divulgarono anche attraverso lettere e descrizioni.
Nella metà del Settecento prese parte agli scavi anche l’ingegnere svizzero Karl Jakob Weber che portò alla luce la famosa Villa dei Papiri di Ercolano.
Tra fine Settecento e inizio Ottocento gli scavi furono alquanto incentivati grazie anche alla regina Maria Carolina, sorella di Napoleone. Successivamente la Real Casa Borbonica affidò la direzione degli scavi al ticinese Pietro Bianchi che scoprì la celeberrima Casa del Fauno di Pompei.
Il tutto è stato sempre documentato da piante e disegni precisi.
Alla fine dell’Ottocento con la nascita della fotografia sono state molte le immagini che ripropongono le aree archeologiche, e sono ben note quelle dei fratelli Alinari. Con l’inizio del Novecento le prime cartoline in litografia o cromolitografia hanno veicolato nel mondo i mitici luoghi di Ercolano e Pompei.
La mostra - Ercolano e Pompei: visioni di una scoperta - promossa e realizzata dal m.a.x. museo di Chiasso in collaborazione con il MANN-Museo Archeologico Nazionale di Napoli, accosta all’esposizione di 23 preziosi reperti archeologici un notevole numero di lettere, taccuini, incisioni, litografie, fotografie e cartoline. Sono tutti oggetti provenienti da importanti istituzioni di Italia, Svizzera, Francia e Stati Uniti.
Tra i reperti in mostra risalenti tra il I sec.a.C. e il I sec. d.C. vi sono l’anello di re Carlo di Borbone, un bracciale serpentiforme d’oro della casa del Fauno di Pompei, un bassorilievo in marmo, una statua di satiro, una statuetta di Minerva, una lucerna sul cui tappo si trova un Cupido seduto. Si alternano nelle sale, tra le varie testimonianze, alcune splendide acqueforti di Giovanni Battista Piranesi e del figlio Francesco, e sono inoltre esposti per la prima volta un manoscritto inedito dell’abate Ferdinando Galiani sulle Pitture antiche, conservato nella Real Villa di Portici (1756); la prima raffigurazione cartografica di Pompei disegnata dal naturalista botanico Francois de Paule Latapie,  affiancata dal quadro che lo ritrae; e il corpus di tre piante di Pompei ed Ercolano dell’ingegnere svizzero Karl Jhakob Weber.
La mostra proseguirà dal 29 giugno al 30 settembre presso il Mann-Museo Archeologico Nazionale di Napoli, arricchita di ulteriori reperti presenti presso il museo stesso.
La mostra, curata da Pietro Giovanni Guzzo già sovrintendente di Napoli e Pompei, Maria Rosaria Esposito, responsabile della  Biblioteca del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, Nicoletta Ossanna Cavadini, direttrice del m.a.x. museo di Chiasso, è accompagnata da  numerosi eventi collaterali e laboratori didattici.
Catalogo bilingue italiano-inglese, Editions d’Art Albert Skira
Orari visite: martedì-domenica, ore 10/12 – 14/18
Per info: info@maxmuseo.ch / www.centroculturalechiassio.ch
(G T V)