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Le rubriche

Le mostre

Balthasar Burkhard. Dal documento alla fotografia monumentale
LAC Lugano, Museo d’arte della Svizzera italiana
10 giugno-30 settembre 2018

Il Museo d’Arte della Svizzera italiana di Lugano (MASI) dedica una mostra monografica all’artista e fotografo svizzero Balthasar Burkhard (Berna 1944-2010), protagonista della scena artistica internazionale fra gli anni Sessanta e Settanta e grande innovatore nella pratica della fotografia.
Burkhard inizia a lavorare con l’amico e collega Markus Raetz e sin dalle sue prime fotografie, riprodotte su tela in grande formato, si coglie il suo intento di far dialogare le foto con altre forme d’arte dell’epoca. Ne derivano soggetti di notevole intensità come quello del letto coperto da un lenzuolo sgualcito e la finestra coperta da una tenda su una tela che non viene tesa.
Dopo un soggiorno negli Stati Uniti tra la metà degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta, l’artista torna in Svizzera ove espone alla Kunsthalle Basel. Qui presenta opere in cui parti del corpo, come una serie di gambe, vengono ingigantite fino a divenire elementi architettonici. La fotografia dunque si emancipa dalla dimensione tradizionale per divenire installazione spaziale.
Nel corso del suo iter artistico Burkhard si dedica anche sia al ritratto di persone che al tema  degli animali di cui è notissima la foto del leone.
Con l’inizio del nuovo millennio le sue fotografie, in grande formato e in bianco e nero vellutato, riprendono in modo del tutto innovativo paesaggi urbani e naturali che trasmettono profonde emozioni.
Sono le riprese aeree a perdita d’occhio di megalopoli quali Tokyo, Città del Messico, Chicago, grandi distese di rocce e di onde di un’intesità quasi sensuale, ampi deserti dalle strutture architettoniche.
L’esposizione è stata realizzata in collaborazione con il Folkwang Museum di Essene il Fotomuseum e Fotostiftung Schweiz di Winterthur.
Il Catalogo della mostra (Steidl Verlag) è in inglese, tedesco, italiano
Per informazioni: www.masilugano.ch
(GTV)        

Sari Ember. Since our stories all sound alike
Sesto S.Giovanni - V.le Gramsci 161 - Galleria Campari
23 maggio-9 settembre 2018

Nella prestigiosa sede della Galleria Campari a Sesto San Giovanni è in corso la prima mostra personale in Italia dell’artista ungherese Sari Ember (1985) vincitrice della prima edizione del Campari Art Prize nato dalla collaborazione tra il brand Campari e Artissima, in occasione della XXIV edizione della Fiera.
La Galleria Campari, nata nel 2010 in occasione dei 150 anni dell’azienda fondata da Davide Campari, è un museo aziendale di nuovissima  concezione dedicato al rapporto tra il marchio Campari e la sua comunicazione attraverso l’arte e il design.
Nello spazio che Galleria Campari dedica alle mostre temporanee sulla parete è affisso un grande tendaggio blu quasi a voler creare uno sfondo teatrale dal quale emergono le opere degli artisti e nel quale il visitatore può immergersi per creare un intimo dialogo.
La giovane Sari Ember, selezionata da una giuria internazionale, è risultata vincitrice dell’Art Prize “per la sua ricerca sulla dimensione comunicativa e per la varietà di tecniche e materiali come ceramica, pietra, collage, fotografia, che usa per costruire un’archeologia del contemporaneo”.
I lavori di Sari Ember, in questa mostra dal titolo “Poichè le nostre storie sembrano tutte eguali”, evocano volti, maschere, busti, dai profili non sempre ben definiti, volutamente astratti e lasciati alla libera interpretazione. Accanto ci sono anche tanti piccoli oggetti all’apparenza familiari ma resi sorprendenti attraverso il colore e l’originale design.
Visite guidate gratuite e su prenotazione. galleria@campari.com
(GTV)

Echi dall’antichità. Carl Burckhardt (1878-1923) - Uno scultore tra Basilea, Roma, Ligornetto
Museo Vincenzo Vela. CH Ligornetto
10 giugno-28 ottobre 2018

Ligornetto, città svizzera ove Carl Burckhardt trascorse gli ultimi anni della sua piuttosto breve esistenza, dedica all’artista un’ampia mostra monografica che presenta un consistente nucleo di opere scultoree unitamente ad una selezione di dipinti e disegni.
Obiettivo è quello di illustrare le differenti sfaccettature del percorso  biografico e artistico di Burckhardt, che se pur considerato da alcuni il padre della scultura moderna svizzera, è ai nostri giorni ancora poco conosciuto. 
Carl Burckhardt (nato a Lindau, nel Canton Zurigo), artista poliedrico, dopo essersi formato come pittore a Basilea e a Monaco, ispirandosi prevalentemente all’opera grafica di Max Klinger, nel 1899 si trasferisce in Italia e pur visitando varie località come Anzio, Napoli e Capri, si stabilisce per cinque anni a Roma ove da’ inizio alla sua carriera di scultore, affascinato dalla ricchezza e dalla bellezza dei capolavori della classicità.
Dal 1905 torna a vivere a Basilea ove realizza numerosi rilievi e sculture per importanti edifici progettati dal celebre architetto Karl Moser a Basilea e Zurigo. Tra il 1910 e il 1914 scolpisce le cinque metope e le due statue dentro le nicchie per il Kunsthaus di Zurigo, e tra il 1914 e il 1921 le due statue del Reno e della Wiese per le fontane davanti alla stazione badese di Basilea.   
Pur considerando la mitologia classica fonte principale d’ispirazione nell’arco della sua carriera, Burckhardt cerca però sempre nuove soluzioni sul piano stilistico formale, sempre volto al confronto con le diverse correnti dell’arte moderna. Matura così uno stile del tutto originale, caratterizato dalla riduzione dell’anatomia dei corpi per raggiungere forme che si librano nello spazio. In opere come il “Danzatore” o la ”Amazzone che conduce un cavallo” si coglie appieno l’espressione di una compiuta ricerca formale.
Le opere presenti in mostra provengono da prestigiosi musei quali il  Kunstmuseum di Basilea e il Kunsthaus di Zurigo e da raccolte svizzere private.
A Carl Burckhardt, dopo l’attuale mostra presso il Museo Vincenzo Vela a Ligornetto, ne sarà dedicata un’altra al Kunstmuseum di Basilea dal 1 dicembre 2018 al 31 marzo 2019.
L’intera opera dell’artista è illustrata nel catalogo bilingue Carl
Burckhardt 1878-1923” a cura della storica dell’arte Gianna A. Mina e dell’archeologo Tomas Lochman. www.museo-vela.ch
(GTV)

Ercolano e Pompei. Visioni di una scoperta
Chiasso (Svizzera) m.a.x. museo, via Dante Alighieri 6
25 febbraio – 6 maggio 2018
Napoli, MANN-Museo Archeologico Nazionale
29 giugno – 30 settembre 2018

Nell’anno 79 d. C. la drammatica improvvisa eruzione del Vesuvio seppellì per sempre le due fiorenti città di Ercolano e Pompei. Gli abitanti, sorpresi nel pieno delle loro attività, furono letteralmente sepolti da una coltre di lapilli e di lava. La tragedia fu immane e per sempre fermò la vita delle due località che nel corso dei secoli furono praticamente dimenticate. Però sotto quelle coperture ormai divenute pietra si è conservato un mondo che, in seguito alle scoperte relativamente recenti, è in grado di raccontarci tante storie e innumerevoli momenti di vita reale.
Il ritrovamento di questi due siti, da considerarsi tra i più importanti al mondo, è avvenuto veramente per caso, 280 anni fa per Ercolano e 270 anni per Pompei, durante normali lavori agricoli nei campi.
Dopo tali eventi furono moltissimi i personaggi illustri che, attratti dal fascino di incredibili conoscenze, si interessarono agli scavi e alle ricerche e li divulgarono anche attraverso lettere e descrizioni.
Nella metà del Settecento prese parte agli scavi anche l’ingegnere svizzero Karl Jakob Weber che portò alla luce la famosa Villa dei Papiri di Ercolano.
Tra fine Settecento e inizio Ottocento gli scavi furono alquanto incentivati grazie anche alla regina Maria Carolina, sorella di Napoleone. Successivamente la Real Casa Borbonica affidò la direzione degli scavi al ticinese Pietro Bianchi che scoprì la celeberrima Casa del Fauno di Pompei.
Il tutto è stato sempre documentato da piante e disegni precisi.
Alla fine dell’Ottocento con la nascita della fotografia sono state molte le immagini che ripropongono le aree archeologiche, e sono ben note quelle dei fratelli Alinari. Con l’inizio del Novecento le prime cartoline in litografia o cromolitografia hanno veicolato nel mondo i mitici luoghi di Ercolano e Pompei.
La mostra - Ercolano e Pompei: visioni di una scoperta - promossa e realizzata dal m.a.x. museo di Chiasso in collaborazione con il MANN-Museo Archeologico Nazionale di Napoli, accosta all’esposizione di 23 preziosi reperti archeologici un notevole numero di lettere, taccuini, incisioni, litografie, fotografie e cartoline. Sono tutti oggetti provenienti da importanti istituzioni di Italia, Svizzera, Francia e Stati Uniti.
Tra i reperti in mostra risalenti tra il I sec.a.C. e il I sec. d.C. vi sono l’anello di re Carlo di Borbone, un bracciale serpentiforme d’oro della casa del Fauno di Pompei, un bassorilievo in marmo, una statua di satiro, una statuetta di Minerva, una lucerna sul cui tappo si trova un Cupido seduto. Si alternano nelle sale, tra le varie testimonianze, alcune splendide acqueforti di Giovanni Battista Piranesi e del figlio Francesco, e sono inoltre esposti per la prima volta un manoscritto inedito dell’abate Ferdinando Galiani sulle Pitture antiche, conservato nella Real Villa di Portici (1756); la prima raffigurazione cartografica di Pompei disegnata dal naturalista botanico Francois de Paule Latapie,  affiancata dal quadro che lo ritrae; e il corpus di tre piante di Pompei ed Ercolano dell’ingegnere svizzero Karl Jhakob Weber.
La mostra proseguirà dal 29 giugno al 30 settembre presso il Mann-Museo Archeologico Nazionale di Napoli, arricchita di ulteriori reperti presenti presso il museo stesso.
La mostra, curata da Pietro Giovanni Guzzo già sovrintendente di Napoli e Pompei, Maria Rosaria Esposito, responsabile della  Biblioteca del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, Nicoletta Ossanna Cavadini, direttrice del m.a.x. museo di Chiasso, è accompagnata da  numerosi eventi collaterali e laboratori didattici.
Catalogo bilingue italiano-inglese, Editions d’Art Albert Skira
Orari visite: martedì-domenica, ore 10/12 – 14/18
Per info: info@maxmuseo.ch / www.centroculturalechiassio.ch
(G T V)