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Le rubriche

Le mostre

Cena in Emmaus - Caravaggio incontra Rembrandt
Milano. Pinacoteca di Brera
Fino al 28 febbraio 2019

Nella sala XXVIII della Pinacoteca di Brera fino al 28 febbraio è possibile ammirarte uno spettacolare dialogo tra due capolavori eseguiti da due maestri della luce: La Cena in Emmaus di Caravaggio, una delle opere più significative del museo, e La cena dei pellegrini di Emmaus di Rembrandt, straordinario dipinto proveniente dal Musée Jacquemart-André di Parigi.
La scena riprende quella raccontata dai Vangeli e riguarda l’improvvisa apparizione di Cristo dopo la morte e la resurrezione ed è focalizzata sulla reazione dei personaggi in un ambiente oscuro dai forti contrasti di luci e ombre.
Nel dipinto di Caravaggio, caratterizzato da una luce vespertina e dall’esecuzione di un chiaroscuro più rapido, la figura di Cristo è più reale, corporea e ben determinata di fronte all’incertezza dei discepoli nel riconoscerlo.
Nel quadro di Rembrandt (dipinto su carta dall’artista quando aveva solo 23 anni) la silhouette in ombra del Cristo si staglia sullo sfondo del muro illuminato da un’esplosione di luce. E’ come un’apparizione che si sta dissolvendo, un’immagine irreale di pura spiritualità. Il discepolo seduto al tavolo, incredulo, si ritrae quasi spaventato mentre l’altro, tutto in penombra, con un gesto improvviso si inginocchia davanti al Maestro.
I temi relativi al dialogo Rembrandt e Caravaggio a Emmaus sono trattati anche nel libro di Max Miller “Rembrandt a Emmaus (Vita e Pensiero) che sarà presentato il 15 febbraio p.v. alle ore 11 a Brera in Sala della Passione.
(GTV)        

Sotto il cielo d’Egitto.Un capolavoro ritrovato di Francesco Hayez
Trento, Castello del Buonconsiglio
10 novembre 2018 - 24 febbraio 2019

A Trento, nelle sale del Castello del Buonconsiglio riaperte dopo accuratissimi restauri sono state allestite tre mostre, di poche opere ma di grande valore storico e artistico: Riposo durante la fuga in Egitto; Madonna in blu; Di Terra e di Fuoco, il San Sebastiano di Andrea Riccio.
La prima, “Un capolavoro ritrovato...” curata da Emanuela Rollandini, è dedicata all’opera di Francesco Hayez il più grande interprete della pittura romantica in Italia.
L’opera “Riposo durante la fuga in Egitto” realizzata nel 1831 e commissionata dal trentino Simone Consolati, è rimasta celata al pubblico per tantissimi anni. E’ stata recentemente rintracciata in una collezione privata. Il dipinto, oltre al suo valore indiscusso sta a dimostrare il costante legame tra il contesto culturale trentino e Milano con l’Accademia delle Belle Arti di Brera.
Il tema dell’opera richiama la seduzione di un mondo esotico, il paesaggio è ricco di dettagli, la palma da dattero ombreggia il colosso di Ramsés II e in parte nasconde San Giuseppe che abbevera l’asino nelle acque del Nilo. Sullo sfondo si intravvedono le piramidi di Giza, un viale di arieti e una coppia di obelischi che richiamano il complesso di Karnak. Al centro la  Madre e il Bambino. Il Bimbo, visto di fronte e nudo, secondo la tradizione della pittura italiana, ha un notevole significato simbolico, porge con gesto affettuoso dei datteri alla Madre ma le foglie acuminate come spine e la gambetta destra piegata sull’altra lasciano presagire il futuro destino della croce.
“Madonna in blu. Una scultura veronese del Trecento” è un’altra opera che viene ora esposta al pubblico recentemente restaurata e riportata alle splendide cromie originali. Curata da Luciana Giacomelli, la Madonna in blu è tra le pochissime trestimonianze rimaste di scultura lapidea veronese del Trecento a Trento.
Il “San Sebastiano” è una scultura inedita del grande scultore rinascimentale Andrea Briosco, nato a Trento nel 1470 e detto il Riccio per la sua particolare capigliatura. Nel tempo quest’opera ha avuto varie attribuzioni ma oggi, grazie agli studi di Giancarlo Gentilini e Luciana Giacomelli è stata giustamente riportata al suo autore. La scultura, sottoposta a notevole campagna di pulitura, è tornata a evidenziare nella tensione del volto, nella modellazione incisiva dei capeli, nella precisa anatomia del corpo i tratti tipici del Riccio, inizialmente formatosi come orafo ma in seguito divenuto famoso plasticatore e bronzista.
Le mostre sono aperte al pubblico tutti i giorni tranne il lunedì
Per informazioni: www.buonconsiglio.it
(GTV)        

Annibale. Un mito mediterraneo
Piacenza - Palazzo Farnese
16 dicembre 2018-17 marzo 2019

Annibale, il grande guerriero cartaginese che al tempo della seconda guerra punica (218 a.C.) osò sfidare Roma, torna a rivivere nei sotterranei di Palazzo Farnese, storica residenza ducale, recentemente restaurati e aperti al pubblico.
Seguendo un affascinante itinerario che si snoda tra preziosi reperti storici e artistici, provenienti da istituzioni culturali italiane e internazionali e oggetti perduti che rivivono attraverso videoinstallazioni, teche olografiche e proiezioni, viene ricostruita l’affascinante avventura di Annibale inserita nel contesto storico dell’epoca che coinvolge Roma, Cartagine e l’intera area mediterranea.
Il destino di Annibale fu segnato fin dall’infanzia quando il padre Amilcare gli fece giurare odio eterno verso Roma, come documenta lo storico greco Polibio. Annibale ebbe una profonda formazione culturale greca e punica, e un altissimo addestramento militare che lo portarono ad essere un uomo di grande cultura e un indiscusso stratega.
In mostra sono ricostruiti gli eventi chiave della sua vita e delle imprese, e di lui possiamo ammirare il bellissimo ritratto sulla moneta proveniente dalla Bibliothèque Nationale de France.
Il bozzetto preparatorio di Francisco Goya, “Annibale vincitore che rimira per la prima volta dalle Alpi l’Italia”, proveniente dal Museo del Prado di Madrid, apre al favoloso percorso del condottiero che dopo l’attraversamento delle Alpi giunge in Italia ove consegue grandi vittorie contro gli eserciti Romani nelle principali battaglie presso il Ticino, la Trebbia (nei pressi di Piacenza), il Trasimeno, e Canne.
Ad esse però seguirà il declino negli anni trascorsi nell’Italia meridionale, il ritorno in Africa e la definitiva sconfitta a Zama subita da parte di Scipione l’Aficano. La fine della potenza cartaginese segna anche il declino del grande condottiero che trascorrerà i suoi ultimi anni in esilio fino all’anno del suo suicidio nel 183 a. C.
Comunque, nonostante la sconfitta finale, il personaggio Annibale è entrato nel mito per le sue incredibili capacità strategiche, militari e politiche, coadiuvate da profonde conoscenze culturali, ispirategli anche da due grandi icone classiche come Alessandro Magno ed Eracle, di cui è esposta in mostra la copia in bronzo dell’Eracle Epitrapeizos, proveniente dal Museo Archeologico di Napoli.
In concomitanza con la mostra sono previsti eventi collaterali, conferenze, eventi teatrali e musicali e visite guidate in provincia di Piacenza nelle località legate alle gesta di Annibale.
La mostra, promossa da varie Istituzioni piacentine e con il contributo della Regione Emilia Romagna, è accompagnata da una guida con testo del curatore Giovanni Brizzi.
Orari visite: da martedì a giovedì ore 10/19; venerdì, sabato e domenica ore 10/20. Per info: www.annibalepiacenza.it
(GTV)